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Papa Luna amava il sole

di

Davide Rossi

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Luglio 1937. La Renault scassata cigola sulle strade sterrate che portano a Peniscola. Anna Seghers è stanca, il caldo, il viaggio, prima fino a Barcellona, ora verso Valencia, quando chiede dell’acqua per togliere la polvere delle strade dall’uva che le hanno offerto, alla fine è talmente assetata che se la beve, facendo ridere tutti i suoi compagni di viaggio. Poi il castello controluce si staglia davanti alla comitiva di scrittori di tutto il mondo diretti all’inaugurazione del Congresso mondiale della cultura contro il fascismo, Anna trattiene emozionata il respiro e ai piedi delle fortezza papale, chiede di fermarsi, la guarda e la ammira dalla spiaggia, raccoglie qualche conchiglia, conta di portarle ai suoi figli a Parigi. Poi le automobili sbuffando si inerpicano per l’antico borgo medievale. Ad accoglierli un piccolo comitato repubblicano, giovani comunisti coi fiori, bandiere rosse, qualche falce e martello disegnata a mano, “no pasaran!”, “viva Negrin!”, presidente del governo repubblicano, qualche canto rivoluzionario, brevi discorsi. Anna Seghers è affascinata dalla bellezza del luogo, pietre bianche che promanano dalle rocce, qualche pino marittimo, il silenzio del cielo rotto dalla forza del vento e dall’impetuosità delle onde del mare. Il castello è spoglio, eppure tra le pietre si riconoscono ancora le sale abitate da Benedetto XIII, cardinale spagnolo Pedro Martínez de Luna y Pérez de Gotor, con tanto di mezzaluna bianca in campo rosso nel suo simbolo araldico, appunto della famiglia Luna de Gotor, arrivato qui nel 1411 a ottantatre anni, vi resta fino ai suoi novantacinque, mentre il mondo sceglie altri papi per la cristianità. Eppure, il suo amore per la cultura lo porta a promuovere la fondazione della prima università scozzese e a rilanciare l’opera di quella di Salamanca. Amare i libri e la cultura, sarà la sua fortuna, quando infatti la nobiltà, anche spagnola, lo abbandona, vendendo i libri della sua biblioteca manterrà la piccola corte pontificia rinserrata a Peniscola. Anna Seghers, guardando la vastità del mare, sente che quel mare e oceani più grandi sono nel suo destino, l’esilio messicano è ancora per lei inimmaginabile, ma arriverà prima di quanto s’immagini. Passeggiando tra le vestigia la scrittrice osserva come le camere papali siano volte in direzione dell’alba.

La comitiva riprende il viaggio verso Valencia, lo scrittore, giornalista e combattente Michail Kol’cov, corrispondente della Pravda, accompagnato dalla giovanissima soldatessa e traduttrice comunista Marina Ginestà, diventata celebre per la fotografia di Juanito Guzman che la immortala sul tetto dell’hotel Colon di Barcellona, è tra gli animatori del Congresso in cui risuonano veementi le voci degli operai e dei contadini spagnoli che in un tripudio di incautaciones, ovvero le nazionalizzazioni delle aziende e dei negozi, a partire da quelle e quelli abbandonati dai proprietari, inneggiano a Carlos Marx e a José Stalin, ai quali associano i dirigenti spagnoli del movimento comunista, la “Pasionaria” Dolores Ibarrurri, il segretario del Partito José Diaz e quello della Gioventù Santiago Carrillo. Il congresso offre un quadro affascinante del mondo della cultura europea e mondiale, tutta protesa a respingere il fascismo in nome dell’ideale dell’eguaglianza. Tra gli spagnoli Rafael Alberti, la sua compagna Maria Teresa Leon e José Bergamín, presidente dell’Alianza de Intelectuales Antifascistas, nonché l’anziano, celeberrimo e combattivo Antonio Machado che ha scritto “caminante, no hay camino: se hace camino al andar”, ovvero, “uomo che cammini per le strade del mondo, non vi è una via tracciata, camminando troverai la strada”. Nella delegazione norvegese, insieme allo scrittore Nordahl Grieg, Gunnar Gaasland, giovane corrispondente di guerra del Partito Socialista, il nome dei comunisti in Norvegia, mai l suo è uno pseudonimo, il suo nome è Willy Brandt. Molti anche i sovietici: Aleksej Nikolaevič Tolstoj, autore di una versione in russo di Pinocchio e grande amico di Stalin, Vsevolod Visnevskij, scrittore e combattente, prima contro i bianchi nella guerra civile russa, poi in Spagna contro i fascisti, quindi contro i nazisti nella seconda guerra mondiale sul fronte di Leningrado, come Vladimir Stavskij, anch’egli presente, stesso percorso di Visnevskij, ma purtroppo caduto nel 1943, quindi Il’ja Erenburg, grande amico di Anna Seghers e corrispondente dalla Spagna per la Izvestija. Tra i sudamericani l’argentino Raul González Tuñón, amico di Pablo Neruda, all’epoca console cileno a Barcellona, entrambi aderenti ai rispettivi partiti comunisti, il ventenne messicano Octavio Paz, il poeta peruviano César Vallejo e i cubani Juan Marinello e il giovane poeta Nicolas Guillén che nel 1934 ha pubblicato in “West Indies Ltd.” la “Balada de los dos abuelos”, ovvero “Ballata dei due nonni”, dedicata agli antenati dello scrittore, lo schiavista e lo schiavo, testo tra i più emozionanti della letteratura caraibica. L’amicizia tra lui e Anna perdurerà nel tempo, durante l’esilio di Guillén in Europa negli anni della dittatura di Batista e dopo il trionfo della Rivoluzione, quando anche lui a Cuba, come Anna in DDR, diverrà presidente dell’Unione degli Scrittori.

Anna Seghers al congresso sostiene che i suoi tanti colleghi tedeschi combattenti nelle brigate internazionali dimostrano come, persa la patria, l’abbiano ritrovata nelle trincee di Madrid. Kol’cov per Anna spende nel suo “Diario della guerra di Spagna” parole di affettuosa amicizia, che gli permettono di poter anche sorridere e farci sorridere: “Ad Anna Seghers è molto piaciuto uno spagnolo con gli occhiali, robusto e affabile, arguto e allegro, il quale per giunta parlava meravigliosamente il tedesco. Egli le forniva le notizie sui fatti spagnoli e rapide, vive impressioni sugli spagnoli presenti al pranzo. E voi che incarico avete qui?, chiede dolcemente Anna, socchiudendo gli occhi miopi. Sono il primo ministro e oggi ho parlato per primo al vostro congresso, risponde Juan Negrin.”

Al congresso partecipa anche il giovane venticinquenne Juan Ambou, che ha lavorato per un anno alla costruzione della metropolitana di Mosca, sotto la direzione del compagno Lazar Kaganovic nel ’34 e dal ’36 difende armi in pugno la Repubblica contro i fascisti. Ambou sarà parte della Rivoluzione cubana e direttore della Casa della Cultura dell’Avana, prima di tornare in Spagna tra i dirigenti del Partito Comunista nel 1977. Il poeta Leon Felipe a Barcellona intanto declama: “abbiamo bisogno della dittatura! Sì, della dittatura di tutti! Della dittatura delle stelle! Della dittatura del sogno!”, facendo commentare a Kol’cov come Barcellona vivesse, mentre nel resto della Spagna imperversava la guerra, allora “tra il cielo e la terra, tra l’inferno e il paradiso”, una vera e propria “dittatura del sogno”.

A Valencia Anna Seghers riabbraccia Tina Modotti che le parla di Frida Khalo, Anna la incontrerà a Parigi nel ’39 quando esporrà su invito di Breton. Tre donne tra le più importanti protagoniste del Novecento in campi diversi, letteratura, fotografia e pittura, accomunate da un ideale che Anna riassumerà con sensibilità e delicatezza in una pagina de “I morti restano giovani”, quando scriverà: “Bandiere rosse sventolano alla testa di innumerevoli cortei in innumerevoli città e persino a Londra e a Parigi i figli dei lavoratori disegnano il nuovo simbolo, falce e martello, sui vetri gelati delle finestre.”

Anna Seghers serberà profondi e toccanti ricordi della Spagna e una convinzione: Papa Luna amava il sole.

 

 

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