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Lorenzo Milani

La selezione è contro la cultura

Appunti per una scuola aperta

A cura di Davide Rossi

Contributi di Massimiliano Ay, Nanni Banchi, Pietro Cavagna, Stefano Fregonese, Edoardo Martinelli, Paola Martini, Emilio Sabatino, Germano Zanghieri

PGRECO

“Il Sole 24 Ore”, un quotidiano che a Barbiana non esitavano a definire padronale, al pari de “Il Corriere della Sera” e de “La Nazione”, ha rilanciato, a cinquant’anni dalla scomparsa di Lorenzo Milani, l’idea che l’opera del priore possa iscriversi nel contesto di un marcato “odio di classe”, è forse una forzatura, ma coglie nel segno se intende riconoscere a quella straordinaria esperienza pedagogica la volontà di propugnare una radicale eguaglianza fondata sulla partecipazione e la cultura, in ogni caso antitetica a ogni buonismo pretesco. Un’eguaglianza perseguita con una vivacità polemica e una generosa intelligenza che non hanno pari nella storia pedagogica italiana del Novecento. Davide Rossi, professore in una Barbiana di oggi, il Centro Provinciale Istruzione Adulti di Milano, che offre corsi di lingua italiana e possibilità di conseguire la terza media ai nuovi cittadini provenienti da tutto il mondo, è Responsabile per la Lombardia e il Ticino del Centro di Formazione e Ricerca don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana e in questo libro riflette, commentando e proponendo una selezione di pensieri del priore, sulla carica innovatrice e la profonda umanità di quell’esperienza straordinaria e singolare, capace di offrire dal 1954 al 1967 una scuola a chi dalla scuola era escluso. Completano il libro una serie di testimonianze del mondo milaniano, senza alcuna pretesa di esaustività, ma con la certezza che il seme di Barbiana sia plurale e non possa essere ridotto a interpretazioni univoche, purché non ci si dimentichi che “la selezione è contro la cultura”.

Lorenzo Milani, fiorentino di famiglia ebraica, nel corso della seconda guerra mondiale sceglie il sacerdozio, nel 1947 è viceparroco a San Donato di Calenzano, dove organizza una scuola serale per i lavoratori, le sue posizioni estranee alle contrapposizioni ideologiche del tempo lo portano a essere confinato nel 1954 a Barbiana, una sperduta chiesetta dell’Appennino toscano. Qui, fino alla morte nel 1967, organizza una scuola per i ragazzi esclusi e bocciati nell’istruzione pubblica. Nel 1958 scrive “Esperienze Pastorali” e la chiesa coglie l’occasione per interdirgli la possibilità di scrivere altre opere, le realizzerà con i suoi ragazzi: “L’obbedienza non è più una virtù” nel 1965, contro il servizio militare obbligatorio e a favore dell’obiezione di coscienza, quindi nel 1967 “Lettera a una professoressa”, per la promozione di una pedagogia partecipata e attenta a ciascuno, a partire dagli ultimi e dagli esclusi.

 

dal 2018 in libreria

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