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Massimiliano Ay, cacciato dal PSdL svizzero perchè comunista

Massimiliano Ay, cacciato dal PSdL svizzero perchè comunista

Il massimo dirigente del Partito Svizzero del Lavoro (PSdL), Gavriel Pinson, uno dei fautori delle recenti purghe ai danni dei comunisti della Svizzera Italiana guidati da Massimiliano Ay (noti per la loro militanza anti-sionista) si fa notare per i suoi ricordi un po’ confusi rispetto alla Palestina negli anni successivi alla bestiale e drammatica occupazione attuata dagli israeliani in seguito alla guerra dei Sei giorni.

Tra il 1948 e il 1967 tutta la Cisgiordania con capoluogo Gerusalemme è parte del regno di Giordania. Qui vivono, anche in molti campi profughi, i palestinesi scappati dopo l’occupazione delle loro terre e delle loro case avvenute nel 1948, cacciati per trasformare quelle terre nello Stato di Israele.

Gerusalemme e tutte le altre città di quella parte meravigliosa del Medioriente che è la Cisgiordania, Betlemme, Hebron, Nablus, Ramallah, vivono tra il 1948 e il 1967 un’effervescenza culturale senza precedenti, si aprono università, si stampano giornali e nel 1964 a Gerusalemme nasce l’OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Vivace è il turismo, dei fedeli musulmani verso Gerusalemme e dei cristiani verso i luoghi di Gesù.

Tutto questo finisce con l’arrivo degli israeliani nel 1967: le università vengono chiuse o messe sotto controllo; i quotidiani pure, chiusi o piegati a forza alla volontà e al punto di vista degli occupatori; i turisti diminuiscono, gli attivisti dell’OLP devono nascondersi o scappare, altrimenti vengono arrestati.

In una intervista filmata condotta dallo storico Pierre Jeanneret, Gavriel Pison ricorda invece il contrario e parla anzi di “libertà d’espressione”, di stampa libera, di università che vengono aperte, di turismo che aumenta. Nulla di meno vero. In più neppure una parola da parte sua sull’occupazione e gli insediamenti israeliani che con il 1967 hanno iniziato a invadere la Cisgiordania. Va detto che Pinson, oggi presidente del Partito Svizzero del Lavoro, è a quel tempo un giovane israeliano naturalizzato svizzero che si trasferisce per qualche mese in Israele.

Nell’intervista dice che era amico di alcuni palestinesi dell’OLP di Gerusalemme, però per andarsene da Israele dice che non poteva “lasciare la nazione per via di terra” in quanto cittadino israeliano. Singolare affermazione, in primis perché smentisce quanto da lui affermato sulle “libertà” permesse dagli israeliani in Cisgiordania, compresa quella di movimento, ma anche perché negli anni ’70 si poteva passare verso Amman o verso il Cairo via terra, ai valichi ufficiali, o in modo nascosto con l’aiuto dell’OLP, con il quale afferma di avere all’epoca contatti. Per di più poteva tranquillamente passare quel confine con l’altro suo passaporto, quello svizzero. Il 1967 apre peraltro la pagina più drammatica del popolo palestinese, ma per lui “era quello il buon momento per arrivare un accordo con i palestinesi”.

Dopo un ritorno in Svizzera si dirige in India. Per arrivarci apprezza l’Afganistan del re e lo ricorda con emozione, poco importa se le donne erano segregate e la società diseguale. Critica invece l’Afganistan socialista che mandava le donne all’università e critica “l’invasione sovietica”, evidentemente per lui non è stato un intervento necessario per difendere un governo legittimo.

Forse tutti questi errori storici vengono dal fatto che Pinson ha abbracciato l’induismo delle caste, quello che odia l’eguaglianza e discrimina consapevolmente le donne e gli uomini in categorie, spregiando l’ultima, quegli degli intoccabili. Se c’è una religione lontana dall’idea d’eguaglianza del comunismo è proprio l’induismo.

Gavriel Pinson si definisce un rivoluzionario romantico, ma forse non si accorge che nella divisione della società in caste vi è molto poco di romantico, tuttavia anche questo non gli è chiaro. Ma pazienza: oggi sappiamo che nel PSdL più che il romanticismo al potere vi è la confusione. Attenzione però, non la confusione maoista, grande sotto il cielo e prodromica della Rivoluzione. No, solo la confusione e basta.

Davide Rossi

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