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di seguito introduzione al libro

di

Davide Rossi

Direttore Centro Studi “Anna Seghers”  – Milano

chi è interressato al libro scriva a

palemau68@gmail.com

Immagine (83)

il sacrificio e il sogno di una manciata di giovani triestini

Questo libro, nella sua documentata scorrevolezza, è un contributo fondamentale per far conoscere, a tutte e tutti, ma in particolare ai giovani, una pagina importante della Resistenza a Trieste/Trst, quella promossa dei GAP cittadini, ovvero i Gruppi di Azione Patriottica che hanno assolto, con enormi sacrifici, al compito di mantenere viva la speranza tra gli antifascisti della città e di riannodarla tra i più dubbiosi e impauriti. Ragazze e ragazzi incuranti di “esporre i loro corpi esili e fragili lungo tutto il tempo del terrore”, come ha scritto anni dopo Anna Seghers in onore di quella generazione che, a sprezzo del pericolo, ha ritenuto necessario gettare il cuore oltre l’ostacolo e la paura dietro le spalle, per dare all’Europa una possibilità di riscatto dalla barbarie assassina del nazifascismo e guardare con speranza e dignità a quel domani che è il nostro presente, anche se troppo spesso ne dimentichiamo le radici.

È questo un libro che senza nulla togliere alla secolare, austroungarica e mitteleuropea Triest, ci ricorda quanto sia Trieste/Trst, luogo di incontro di storie e culture, da sempre italiana e slovena, con buona pace degli interessati inventori di in una città monoidentitaria che mai è esistita, nel presente, come nel passato. Questo certo non nega quanto sia città di passioni forti come il vento, splendenti come il cielo e il mare, come direbbe Umberto Saba, oscure come i più reconditi meandri della coscienza, psicologicamente e psicoanaliticamente svelati nel corso dello stesso secolo che ha visto susseguirsi in città cambiamenti, entusiasmi, paure, sogni, speranze e disillusioni.

Trieste/Trst è oggi città italiana e slovena e ieri più di oggi anche proletaria e borghese, fascista e comunista.

Per altro una città in cui, dopo il passaggio dall’Italia al Reich, perché Mussolini la cede nel ’43 a Hitler, anche se molti fingono di non ricordarlo, l’impegno per la cacciata dei nazifascisti muta radicalmente di senso e significato, non sarà più, come nel resto d’Italia, una semplice lotta di Liberazione volta a instaurare successivamente una democrazia pluralistico – borghese, ma la prima tappa nella costruzione del socialismo. Certo questo era anche l’orizzonte politico e culturale di molti socialisti e comunisti di tante altre regioni del nord, del centro e del sud della penisola, ma nella regione giuliana acquista un significato e una valenza particolare e più forte, anche perché si lotta insieme, senza vincoli e distinzioni di nazionalità, italiani, sloveni ed anche croati, uniti in ragione di quell’internazionalismo che affratella e che ha nel progetto socialista promosso da Tito ha un esempio concreto del percorso da intraprendere.

È singolare come le vicende dell’immediato dopoguerra vengano oramai da più di un decennio stravolte da una costante falsificazione del recente passato in terra giuliana, attraverso cui si cercano di far passare i fascisti e i nazisti giuliani come perseguitati in ragione della loro italianità, dimenticando per di più le discriminazioni quotidiane perpetrate contro gli sloveni, gli sloveni condannati dei tribunali speciali fascisti, gli sloveni morti e torturati in una lunga striscia di sangue di un oltre un quarto di secolo, per non dire dei preti sloveni arrestati solo per aver detto qualche parola nella loro lingua, anche se di sentimenti non ostili al fascismo.

Umberto Saba ripeteva spesso che purtroppo gli italiani non capivano nulla di Trieste e che probabilmente avrebbero continuato a non capire la città. Anche Sergio Mauri, con molte ragioni, sottolinea come l’assoluta particolarità della storia di Trieste/Trst sia incomprensibile alla maggioranza degli italiani, finanche di molti storici, che ne derubricano le specificità riducendole ad anomalie, a episodi marginali, quasi si trattasse di un periferico guazzabuglio di una irrilevante terra di frontiera.

Finisce così per non capirsi l’accordo siglato a Milano nell’estate del ’44 tra CLNAI, il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia e l’OF, ovvero l’Osvobodilna Fronta, il Fronte di Liberazione sloveno e come questo accordo sia accolto con entusiasmo da una parte della Resistenza cittadina e respinto da quel pezzo di CLN che teme la collaborazione “con gli slavi”, un razzismo che cela una paura di classe, la paura del socialismo. Tanto che il CLN di Trieste/Trst si scioglie, si rifonda, esclude i comunisti e rompe tutti i rapporti, che avrebbero dovuto essere obbligatori, con il CLNAI, rendendosi irrilevante nella battaglia per la liberazione della città.

È questo libro il racconto di Trieste/Trst, letta nei prodromi precedenti e nelle vicende conseguenti che hanno portato una manciata di giovani, come Sergio Cermeli, ad animare la Resistenza cittadina, in nome di valori grandi e profondi che si chiamano giustizia, uguaglianza e libertà. Valori che, in quel tempo, bestiale come la Risiera di San Sabba e meraviglioso come i sogni che quelle ragazze e quei ragazzi si portavano in cuore, si riconoscevano in rosse bandiere.

 

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