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di

Eugenio Manuell

Grande e ricca 69° edizione del Venezia Film Festival, tornato sotto la direzione di Barbera, alcuni film meritano di essere ricordati.

In “Bellas Mariposas” Cate e Luna, due inseparabili amiche undicenni, trascorrono una giornata come le altre nella periferia di Cagliari tra famiglie disastrate, amori ed il mare ma questa giornata non è come le altre, sarà il giorno più lungo ed intenso per le due giovani protagoniste e per gli spettatori che le seguiranno passo passo nello svolgersi degli eventi; Cate vive con un padre scansafatiche e menefreghista e con tantissimi fratelli, vorrebbe poter scappare da quella casa e vedere avverato il suo sogno di diventare una rock star, nel frattempo però si deve accontentare di Gigi, “l’innamorato suo” la cui vita oggi è in pericolo. Salvatore Mereu mette in scena un film che denuncia un disagio sociale non certamente circoscritto alla Sardegna, la sua terra, ma che è in grado di parlare ad ogni pubblico. Lo stesso regista ha ribadito questo concetto alla cerimonia di premiazione del “Bisato d’Oro 2012”, premio della critica indipendente, fondato da  Ugo Brusaporco e di cui hanno fatto parte Davide Rossi e Federico Brambilla. Il film di Mereu (tratto dall’omonimo libro di Sergio Atzeni) è stupendo non solo per questo, la spensieratezza dei personaggi veniva anche dalla scelta di attori come Maya Mulas (Luna) e Davide Todde (Gigi) che sono debuttanti assoluti nel modo del cinema. La sceneggiatura riesce a mettere in evidenza le relazioni umane che si vengono ad intrecciare nel corso del film, e se le figure negative abbondano: il padre, il fratello bullo, Samantha la ragazza oggetto del quartiere, la positività e la spensieratezza di Cate riescono a farle passare illesa la giornata ed arrivare nel letto insieme alla sua migliore amica trasformandosi in due “bellas mariposas”.

“Tradimento” di Kirill Serebrennikov è la storia di un uomo e una donna che si scoprono accomunati dal tradimento dei rispettivi coniugi, seguendoli nei loro incontri arrivano ad architettare un piano per ucciderli, ad anni di distanza e con una nuova vita i due si incontreranno di nuovo per rivivere la stessa storia. Film lento nello svolgimento ma con una trama interessante, ottima la fotografia; l’intento del regista sembra quello di far riflettere sull’imprevedibilità del futuro e delle scelte che ci si trova a prendere.

“La guerra dei vulcani” è un documentario sulla storia d’amore tra Ingrid Bergman e Roberto Rossellini e la disperazione di Anna Magnani, da questi abbandonata, durante la contemporanea lavorazione di “Vulcano terra di Dio” (film di Rossellini con protagonista proprio la Bergman) e “Vulcano” (con la Magnani); l’interessante innovazione di questo documentario è la modalità di racconto delle due storie parallele che non sfrutta le solite interviste ma che lascia la narrazione delle vicende a spezzoni dei film dei protagonisti.

“Riempire il vuoto” mostra uno spaccato della vita di una famiglia chassidica a Tel Aviv, Shira si trova a dover sposare il vedovo di sua sorella per non scontentare la famiglia e permettere alla madre di restare vicina al nipote; la giovane, che aveva in mente ben altro tipo di matrimonio, si trova a dover scegliere tra il rispetto delle tradizioni e una ribellione alle regole imposte dalla religione, sebbene alla fine scelga, sembra essere perennemente in bilico; una situazione molto frequente nella nuova generazione in perenne ricerca di equilibrio tra una società vecchia ed un nuovo mondo. La violenza della tradizione chiusa e gerarchica non trova critiche nel film, la regista Rama Burshtein ne mette in luce infatti gli aspetti positivi, anche con una fotografia che riesce a cogliere ogni espressione dei personaggi.

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