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La presenza di Pierre Radvanyi a Milano per l’apertura del Centro Studi dedicato alla sua mamma, Anna Seghers, nei primi giorni di giungo del 2011 ci ha permesso di approfondire con lui svariati temi relativi all’attività politica e letteraria della grande scrittrice. In merito al romanzo “I morti restano giovani” scritto sul finire della guerra e proseguito nel 1946 ancora nell’esilio di Città del Messico, editato ora a cura del Centro Studi grazie alla collaborazione della casa editrice Mimesis, Pierre ci ha offerto alcuni spunti interessanti. Prima di tutto riguardo al fatto che Anna Seghers, non avendo vissuto a Berlino i giorni dell’inverno 1918 e i mesi infuocati del 1919, ha raccolto svariate testimonianze di quella stagione tra chi è stato protagonista in città del progetto spartachista, capeggiato da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, in particolare Magda Stern, di qualche anno più grande di Anna, dattilografa nell’esilio messicano e resasi disponibile a digitare il romanzo. Ne è nata così una collaborazione tra la scrittrice e l’amica dattilografa, con un concorso di ricordi e di emozioni della seconda che hanno arricchito e migliorato la creatività della prima. Magda Stern, rientrata più o meno negli stessi mesi di Anna a Berlino nel 1947 si offrirà come dattilografa anche delle ultime pagine del romanzo, le più struggenti, quelle di cui la scrittrice aveva chiaro lo svolgimento a grandi linee e nello sviluppo particolare dell’intreccio riguardo ai protagonisti, ma che ha voluto calare con più precisione dentro i giorni di quella che è passata alla storia come la “battaglia per Berlino”.

La grande capacità di ascolto di Anna Seghers ha trasformato così in letteratura il racconto della vita quotidiana di alcune donne vissute in città nell’aprile del ’45, restituendoci per intero le difficoltà, le paure e i sogni per un domani più giusto, di cui le donne, quasi sempre e più degli uomini, sono portatrici. Brilla nei ricordi di Pierre, con un misto di festosa assurdità e indomito impegno civile, nonché incredibile determinazione politica, il ricordo dell’elezione avvenuta a Città del Messico il 17 agosto 1945 del nuovo presidente spagnolo, chiamato a prendere il posto di Manuel Azaña, più o meno sostituito da vari personaggi, ma di fatto l’ultimo presidente eletto. I rappresentanti in esilio della Repubblica spagnola convengono in Messico da tutta l’America Latina per eleggere il nuovo presidente, ma la Costituzione prevede che tale elezione avvenga sul territorio spagnolo, fatto assai difficile da realizzarsi. Il sindaco di Città del Messico decide così, in accordo con il presidente della repubblica messicano di dichiarare per otto giorni il palazzo comunale “territorio spagnolo”, vengono abbassate le bandiere tricolori degli eredi di Montezuma e innalzate quelle rosse, gialle e viola della repubblica spagnola. I convenuti discuto e dibattono, finché si accordano nello scegliere Diego Martínez Barrio. All’uscita dal portone del comune, mentre entra, passando dal territorio temporaneamente ceduto alla Spagna repubblicana, in Messico, 21 colpi a salve di cannone, previsti per il saluto ai capi di stato in visita, vengono fatti scoppiare. Molti altri sono stati gli stimoli, i ricordi, i consigli che Pierre Radvanyi, sempre unito alla gentilissima moglie Marie France, ci ha regalato e di cui certamente faremo tesoro.


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