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Un importante festival quello di Locarno, giunto alla sua 64° edizione nel 2011. Molti film, molte emozioni. Alcune da ricordare. Il divertentissimo “Saya Zamurai” passato in piazza Grande, storia di un padre che lascia una magistrale lezione di vita e di affetto alla figlia, “I canti di Mandrin” in concorso, parabola tragica di quei rivoluzionari illuministi di metà ‘700 capaci di anticipare e gettare le basi di quella che sarà la stagione giacobina, la più feconda, libera e democratica della storia di Francia. Il kazako Turbajev ha portato il bellissimo “Giorni di sole”, storia di un uomo nell’Alma Ata di oggi, per tanti aspetti ancora memoria di un tempo più felice, quello che la vedeva parte di una grande repubblica, quella dei Soviet e proprio sovietico è il capolavoro visto fuori concorso, “Andrei Rubliov” di Andrej Arsen’evič Tarkovskij, film dedicato al grande pittore russo, allievo di Teofane il greco, realizzatore con lui degli interni delle chiese del Cremino di Mosca e di alcune chiese di Vladimir, nonché dell’insuperata Trinità realizzata nel 1411. La pellicola restituisce con emozione la vita della Russia agli inizi del ‘400, la sua violenza, la sua forza, i riti antichi, l’amore e il sangue, il crescente potere della chiesa ortodossa e la presenza dei tartari dell’Orda d’Oro. Un autentico capolavoro che resterà per sempre nella storia del cinema. (Vinko Bilusiic)

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