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Carissimo Saviano,

intanto mi permetto di darti del tu perché, sebbene non ci conosciamo, non solo ti stimo e ti ammiro, ma mi sento fratello delle tue battaglie civili, che anche io, certo in forma molto diversa, conduco da anni e ancora oggi, attraverso il sindacato SISA www.sisascuola.it, il centro studi “Anna Seghers” e il quotidiano on line aurorarivista.it.

Ho molto apprezzato la tua trasmissione di lunedì 8 novembre, ma mi è dispiaciuto vedere associati nella macchina del fango contro Giovanni Falcone noi che allora facevamo la Rete, con Leoluca Orlando, che è comparso in un testo di stampa alle tue spalle relativo alla procura nazionale antimafia, e all’avvocato Galasso, che tante vittime di mafia ha difeso in quegli anni e ancora difende.

In quel maggio del 1992 tu avevi 12 anni e io venti. Capisco che tu possa avere un ricordo impreciso di quella stagione.

Io che oggi organizzo momenti di memoria nei giorni della loro scomparsa per Falcone e Borsellino a Milano, la mia città, presso l’albero Falcone di via Benedetto Marcello, albero piantato da Pippo Teri, da me e da altri ragazzi nel primo anniversario della morte del magistrato, che ho un rapporto di cordiale amicizia con Giuseppe Di Lello, che del pool guidato da Caponnetto, da te giustamente considerati eroi, era il più giovane, ricordo la durezza e l’asprezza dell’attacco condotto da noi della Rete, anche attraverso il settimanale Avvenimenti, nella primavera del 1992 contro le scelte di Giovanni Falcone, non contro Giovanni Falcone.

Di alcune mie scelte del passato mi sono pentito, di aver anche io attaccato Giovanni Falcone in quei mesi no.

Conosco bene le difficoltà di Falcone a Palermo tra Meli e il corvo Di Pisa, per altro poi scagionato da tale accusa. Ma oggi come allora reputo del tutto sbagliata la scelta di Falcone di andare in via Arenula al ministero con Claudio Martelli. Non solo era il governo Andreotti ma Martelli era stato eletto, insieme a Pannella e ad altri due socialisti a Palermo alla camera dei deputati nel 1987 in una quaterna espressamente decisa dalla mafia che vi dirottò parte dei voti che controllava perché voleva con quel chiaro segnale colpire la DC avvisandola della scorrettezza, agli occhi della mafia, della giunta comunale antimafia del sindaco DC Leoluca Orlando. Certo Martelli alle elezioni parlamentari del 1992 non si era presentato di nuovo a Palermo. Ma poco cambia. Il legame tra Craxi  e Andreotti e la mafia siciliana era noto ed evidente, complicato anche nell’aprile ’92 dall’omicidio di Salvo Lima, e Martelli, prima di rivelarsi un critico del craxismo fuori tempo massimo, era l’erede designato di Craxi. Quel Craxi sul quale pesavano le puntuali indagini di un altro deputato della Rete, come Orlando e Galasso, il giudice Carlo Palermo, quasi ammazzato anni prima a Trapani per le sue indagini sul commercio di armi e droga che appunto coinvolgevano il segretario del PSI e la mafia.

Per altro, tragicamente, a Roma Giovanni Falcone si era infilato, certo involontariamente ma forse non inconsapevolmente, nel coacervo di un governo e di una fitta schiera di nemici, non avversari, ma veri e propri nemici, dai quali noi della Rete lo invitavamo ad allontanarsi e diffidare.

Per quelle ragioni e per il suo ostinato non volersi smarcare da un governo che rappresentava il contrario della sua vita la Rete, ed io ugualmente, abbiamo sostenuto con forza la candidatura di Agostino Cordova, procuratore anti-andrangheta di Palmi, quale candidato alla procura nazionale antimafia e non la candidatura di Falcone, sostenuta da Martelli e Andreotti.

Ti aggiungo da ultimo una piaga dolorosa che mi porto e di cui ti prego, nelle forme e nei modi che potrai, di tenere alta la vigilanza. Tra le persone che a Roma tramavano contro Falcone un deputato manniniano della DC, Rodolfo Maira, detto Rudi, ha avuto un ruolo fondamentale nella morte del magistrato, ma il giudice Tescaroli, che ha istruito il primo processo Falcone, quando a Milano ha presentato la pubblicazione in forma di libro degli atti processuali, alle mie vive e rabbiose rimostranze sull’assenza di Maira nel libro, ha constato che avevo ragione, ma che Maira, che oggi fa ancora politica e prova da anni, per fortuna senza riuscirci, a tornare in parlamento, era abilmente riuscito a smarcarsi dal processo.

Rodolfo Maira, deputato solo dal 1992 al 1994, è proprietario nel 1992, quando allora quasi nessuno li aveva, di due cellulari e quei due cellulari il 23 maggio 1992 sono in mano a due persone, una che sta fuori da via Arenula e chiama il secondo cellulare di Maira che sta all’aeroporto di Punta Raisi quando l’automobile di Falcone esce dal ministero, il secondo cellulare di Maira dopo aver ricevuta la prima telefonata, telefona un’ora dopo a quello di Brusca per informare che l’aereo di Falcone è arrivato e l’automobile è partita dall’aeroporto.

Maira dirà che i cellulari gli sono stati rubati. Il nome di Maira da allora scompare, ma la coscienza civile di chi non dimentica resta viva.

Carissimo Saviano, la macchina del fango è sempre infame, ma quella nostra contro le posizioni di Falcone, non contro Falcone, è stata una battaglia politica, di cui resto convinto della giustezza.

Sono certo che, nella tua piena libertà di dissentire da quella battaglia, che però forse anche tu avendo allora venti anni come me, avresti condiviso, capirai, che io e con me gli amici della Rete che la hanno condotta, non possiamo essere in alcun modo assimilatati, anche solo per un attimo, all’infamità di chi infanga per distruggere.

 

Ti saluto caramente, ti auguro buon lavoro e ti abbraccio.

 

Davide Rossi

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