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di Davide Rossi

Con legge 61 del 15 aprile 2005, il 9 novembre è stato dichiarato giorno della libertà, quale ricorrenza dell’abbattimento del Muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione di paesi oppressi e auspicio per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo. A 20 anni dalla caduta del muro di Berlino, il candidato rifletta sul valore simbolico di quell’evento ed esprima la propria opinione sul significato di libertà e democrazia”

Più che un tema di attualità, è un tema di storia quello assegnato agli studenti italiani per l’esame di maturità. L’impostazione è evidente. Esistevano, secondo gli autori della traccia, paesi oppressi e privi di libertà, di cui la DDR era l’esempio. Poi è venuta la liberazione. L’impostazione non ha per nulla la nostra condivisione. La storia dell’Europa Orientale, del comunismo, è ben più complessa. Lo schema proposto è il risultato della guerra fredda. Francamente superati entrambi, la guerra fredda, quanto lo schema interpretativo buoni/cattivi. Oggi, meglio di venti anni fa, possiamo leggere quegli avvenimenti nella loro complessità. Certo viene da chiedersi, quanti docenti di storia sappiano e abbiano insegnato in questi anni ai loro studenti che la DDR rispettava l’ambiente, con raccolta differenziata e più mezzi pubblici che automobili private rispetto alla Germania Occidentale (BDR), che in DDR si era solidali con i popoli in lotta, dal Cile al Nicaragua, mentre la BDR commerciava con il Sudafrica razzista dell’apartheid, come in DDR rispetto alla BDR erano stati allontanati tutti i nazisti da scuole, ministeri ed esercito. Libertà e democrazia sono per altro temi complessi, non riducibili o identificabili con l’Occidente. Come gli avvenimenti di questo nuovo secolo stanno ampiamente dimostrando. L’appropriazione delle materie prime a danno dei popoli del Sud del pianeta, l’imposizione “manu militari” di governi amici, rendono del tutto fragile, esile, l’interpretazione occidentale di libertà e democrazia. Infatti è più problematico intenderli e riflettere fuori da una linea univoca, degna solo della propaganda, quale che sia l’indirizzo culturale a cui ci si conforma. Ci auguriamo che non solo i ragazzi abbiano avuto gli strumenti per valutare criticamente questa traccia e svilupparla, ma che ugualmente i membri delle commissioni manifestino la ricchezza culturale e il rispetto per tutte le tesi, non solo quelle che, inseguendo supinamente la traccia, criminalizzano la DDR, ma anche quelle che ne vogliano promuovere una memoria scevra da pressapochismi e preclusioni ideologiche. Il Centro Studi “Anna Seghers” esiste anche e soprattutto per quei docenti e quegli studenti che senza voler rimanere in superficie, intendono confrontarsi con i documenti e le più recenti ricerche in campo storico e letterario relative a quello che è stato definito il campo socialista, che ha abbracciato larga parte dell’Europa Orientale, ma che ha avuto rapporti, presenze e ramificazioni, ben oltre questo confine geografico.

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