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Si è svolta a marzo a Milano la 20° edizione del Festival del Cinema Africano d’Asia e America Latina. Meritevoli di attenzione “Zhara” e “C.A.R.A. Italia”.

Con “Zahra” il grande attore e regista palestinese Mohammad Bakri, racconta la storia di sua zia, ma nel contempo narra le vicende della sua famiglia e della Palestina, a partire villaggio di Bi’ina, sgomberato nel 1948 dagli israeliani. Perché se il 1967 è stato drammatico, il 1948, la “nakba”, la tragedia, non lo è stata meno. La famiglia di Bakri scappa prima in Libano, ma poi con determinazione torna nelle proprie case, in quello che è diventato uno stato discriminatorio, Israele, che tratta i palestinesi come cittadini con ridotti diritti. C’è la zia, ma anche gli altri parenti, la militanza nel partito comunista, gli studi di alcuni familiari nei paesi socialisti. Un popolo che resiste, che lotta, che prova a costruire la propria nazione, a partire dalla lingua e dalla storia che nessuna occupazione può annientare.

“C.A.R.A Italia” di Dagmawi Yimer ha nel titolo una giusta e feroce provocazione. “C.A.R.A. è centro di accoglienza per richiedenti asilo. Donne e uomini che andrebbero accolti con tutto il rispetto per chi, come i due ragazzi somali Hassan e Abubakar, scappano dalla guerra. Ma trovano solo, fuori Roma, un casermone senza corsi di italiano. Quando arriva il riconoscimento dello status di rifugiato cade nel vuoto perché questi ragazzi sono messi alla porta senza sapere più dove andare a dormire e a mangiare. Se questi ragazzi arrivano con il mito dell’Europa democratica e civile, si devono presto ricredere. La violenza di un continente che sfrutta e non riconosce diritti imparano presto a viverla sulla loro pelle.

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