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Centro Studi “Anna Seghers”, un percorso tra storia, memoria e futuro.

 

di Davide Rossi

 

Anna Seghers è nata a Magonza nel 1900 e si è spenta a Berlino Est il 1° giugno 1983, ne ricorre quindi in questi giorni il 26° anniversario. Tedesca, ebrea, comunista è stata scrittrice di grande rilievo, anche se oggi quasi dimenticata. All’avvento del nazismo, che ha contrastato con l’impegno politico e letterario, di quegli anni il romanzo “La rivolta dei pescatori di Santa Barbara”, è costretta all’esilio, prima in Francia e poi in Messico, in cui ritrova l’amica Tina Modotti, che ha frequentato nei sei mesi del soggiorno berlinese della fotografa nel 1930, e stringe amicizia con Frida Kahlo e Diego Rivera. I suoi scritti bruciano nella notte del famigerato rogo dei libri, organizzato dai nazisti il 10 maggio 1933. Nel dopoguerra rientra in Germania con la convinzione di poter contribuire al riscatto della lingua tedesca. È tra le fondatrici della DDR e si stabilisce nella parte di Berlino che ne è capitale, diventa presidentessa dell’Unione degli Scrittori, un compito che assolve dal 1952 al 1978 con la determinazione e la libertà che la portano ad affermare l’imprescindibile necessità di “respirare alla luce delle parole”. Suo il merito del recupero di Kafka dentro il dibattito letterario  nell’Europa orientale. Esponente del realismo socialista, condivide la definizione che ne dà Bertolt Brecht: “fedele riproduzione della convivenza umana effettuata dal punto di vista socialista, con i mezzi dell’arte”.  Intensi sono i rapporti di amicizia con gli scrittori del suo tempo, non solo Brecht e Becher, che come lei hanno scelto di vivere in DDR, ma anche Mann, Hikmet, Guillen, Shuteriqi, Trifonov, Neruda, Amado. In Italia nel dopoguerra escono tutti i suoi romanzi, tra cui “La settima croce” per Mondadori, da cui gli statunitensi traggono un film con Spencer Tracy, e “I morti restano giovani” per Einaudi, che edita quasi tutti gli altri suoi romanzi. È l’autrice tedesca più pubblicata e letta in Italia sino al 1957, quando la nascita dell’attuale Unione Europea, allora MEC,  impone, tra i vincoli per i paesi contraenti, il blocco di qualunque relazione economica e culturale con la DDR. Anna Seghers scompare così dalle librerie italiane e sopravvive in qualche biblioteca, solo negli anni ’70 la Ostpolitik permetterà alla Einaudi di ristampare i suoi libri precedenti al ’45.

Nel 2005 noi, con un gruppo di studenti, di docenti, di cittadini democratici e di lettori sensibili, decidiamo di intraprendere l’avventura se non folle certo molto coraggiosa di dare vita ad un centro studi dedicato alla scrittrice, con la volontà di compiere, nel nostro piccolo, un percorso di memoria storica, di conoscenza dei suoi testi, di impegno collettivo per un diverso futuro. In questi quattro anni abbiamo pubblicato e contribuito alla pubblicazione di alcune sue pagine: “Le nozze ad Haiti”, “La figlia della delegata”, a giugno 2009 “In Cina” (Ed. Mimesis), resoconto del viaggio compiuto nel 1951 da Anna Seghers nella Repubblica Popolare guidata da Mao.

L’impegno civile e antifascista è uno dei valori più grandi che la scrittrice ci trasmette, le parole di Anna Seghers, ancora oggi leggibili in un grande monumento fuori dal campo di concentramento femminile di Ravensbruck, una novantina di chilometri a nord di Berlino, risuonano forti: “Sono madri e sorelle, tutte, madri e sorelle di ciascuno di noi. Oggi possiamo studiare e giocare in libertà, alcuni di noi forse non erano ancora nati quando queste donne hanno esposto i loro corpi, esili e fragili, come scudi lungo tutto il tempo del terrore fascista, la loro scelta e la loro determinazione hanno protetto e difeso noi e il nostro futuro.

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