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Di fronte alle crescenti crisi internazionali che si riverberano nel quadro europeo e quindi anche svizzero, il Partito Comunista (e di conseguenza il Partito Svizzero del Lavoro – PSdL) è chiamato a promuovere un’alternativa, a partire dal Ticino, per il superamento dell’organizzazione consociativa di gestione del potere, tipicamente svizzera; creare dunque situazioni di scardinamento dello “status quo”, per superare la partitocrazia e la collegialità che obbligano la società ad un consenso immobile. È questo l’invito che questo Congresso avanza agli organi dirigenti del Partito.

La situazione globale da comprendere e analizzare

Se si pensa che nel 1930 i cittadini della terra erano due miliardi e nel 1990 cinque miliardi, balza con facilità agli occhi il valore delle tesi sostenute dai più importanti e riconosciuti organi di analisi internazionale dell’eco-sistema, come ad esempio il World Watch Institute di New York, i quali impongono al sistema occidentale la necessità di una decrescita e, al contempo, di una re-invenzione dell’accesso alle fonti energetiche, incentivando l’auto-sussistenza energetica, nazionale e locale, attraverso fonti rinnovabili. Tali tesi, peraltro, sono state riprese negli ultimi mesi anche dalla stampa economica liberista, come ad esempio “The Economist” e “Wall Street Journal”, a dimostrazione di un ritardo del sistema capitalistico e dell’urgenza di azioni concrete. È l’evidente conferma che il tracollo del sistema consumistico – capitalistico e il suo declino non reversibile impongono una revisione totale dell’approccio politico ai temi locali, nazionali, e internazionali

Non si può infatti fingere di non conoscere come il risultato che scaturisce:

  • dall’appropriazione violenta delle materie prime da parte dell’Occidente,
  • dall’insostenibilità per il pianeta di garantire a 7 miliardi di persone livelli di consumi energetici e alimentari quali quelli praticati in Occidente e ugualmente neppure garantire tali livelli di consumi a quel nuovo miliardo di cittadini dei paesi emergenti che si sta affiancando al primo miliardo di iper – consumatori dell’Occidente,
  • dall’inevitabilità dei flussi migratori, come elemento non estinguibile della mobilità sociale planetaria,
  • delle crescenti tensioni sociali dentro l’Occidente per l’aumento della disoccupazione e della marginalità economica e sociale
  • dalle crescenti tensioni internazionali che l’Occidente intende del tutto impropriamente risolvere attraverso conflitti militari

sarà uno revisione totale e radicale del modello di sviluppo e di vita dell’Occidente capitalista e del metodo imperialista di gestione delle materie prime e energetiche.

In questo contesto il sistema consociativo svizzero è inadeguato. Chi avrà la capacità, per primo, di far conoscere ai cittadini qual è questa nuova realtà in cui viviamo, nostro malgrado, sarà colui che potrà risultare più credibile e quindi guidare i percorsi di ricomposizione politica. È del tutto evidente che compito dei comunisti è di poter operare in questo senso, partendo da posizioni progressiste, contrastando culturalmente e politicamente tutte le già oltremodo evidenti posizioni anticapitaliste, antiliberiste, anticonsumiste che si stanno sviluppando a destra, fondandosi però, non come nel nostro caso, su una attenta analisi marxiana della realtà e dello stato di cose presenti, ma da una ideologia che ha le sue radici e si sostanzia in una pericolosissima deriva fascista, corporativa, razzista e xenofoba.

Anzi la costruzione di un’alternativa deve nutrirsi in forma sostanziale dei valori di massima apertura agli stranieri, a cui si devono riconoscere i diritti civili e politici, senza esclusioni e reticenze. Una politica di dialogo e apertura che nasce dalla convinta condivisione degli ideali internazionalisti di solidarietà, reciproca comprensione e amicizia tra i popoli che non può essere una semplice dichiarazione di intenti, ma la concreta azione per la trasformazione del Ticino, della Svizzera, dell’Europa.

Peraltro questo quadro internazionale rende superata la discussione in merito all’adesione della Svizzera all’Unione Europea (UE). Infatti, per prima cosa, l’UE non è riformabile dall’interno; secondariamente la Svizzera è gia recettrice in forma totale di tutta la normativa proveniente dall’UE, ma salvaguarderà la sua autonomia (poco sostanziale e molto formale) per garantire la permanenza del franco svizzero, che è la valuta di rifugio di tutti i poteri forti della terra.

   Come costruire l’alternativa secondo una prospettiva consapevolmente comunista

Il maggiore partito della sinistra ticinese e svizzera, il Partito Socialista (PS) cerca di essere comprensivo, universalistico, interclassista, pronto al compromesso sociale, dialogante, concertativo, …. Farsi sostenitori, più o meno direttamente o indirettamente, di questo modello di progetto politico, riconoscendoci di fatto unicamente quale “ala sinistra” di una socialdemocrazia che per certi versi nemmeno si può più classificare quale “riformista” sarebbe deleterio e ci porterebbe all’ininfluenza totale nei processi sociali. Noi, invece, come marxisti, abbiamo un compito diverso, cioè quello di rappresentare una cultura che sia gramscianamente egemonica dentro la sinistra ticinese ed elvetica, con la consapevolezza della necessità di un impegno forte e concreto per costruire rapporti tali che determinino l’affermazione di un pensiero capace di interpretare il presente avendo chiaro il futuro.

Le crescenti tensioni sociali, politiche ed economiche imporranno de facto il superamento dell’attuale schema politico che vede – dalle amministrazioni locali all’esecutivo nazionale – il formarsi di strutture di governo che accolgono elementi provenienti dall’intero (o quasi) schieramento politico. Si pone cosi la necessità di iniziare la costruzione di una effettiva alternativa all’attuale sistema. Tale compito non può che essere assolto da un vasto raggruppamento che raccolga intelligenze e sensibilità diverse e che si riconosca specificatamente nell’alternativa al quadro attuale. Di questo processo il Partito Comunista deve essere interprete e protagonista.

Compito del Partito Comunista è quindi quello di farsi promotore di una maggiore consapevolezza dell’attuale realtà fra i cittadini e nel contempo di costruire nella società quella capacità aggregativa che renda possibile tale alternativa.

14 maggio ’09

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