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Coraggio, piena condivisione del pensiero espresso, assoluta identità nella profondità dell’analisi, complessa, densa, articolata. Tutti questi sentimenti ci hanno convinto – come Centro Studi “Anna Seghers” ad editare questo saggio dell’amico e filosofo Massimo Piermarini, un saggio forse difficile, certamente attuale, indubbiamente necessario.
Piermarini scrive: “Il vero responsabile della distruzione dell’individuo è proprio lo spirito borghese e la società di cui è l’aureola e la glorificazione.”
L’autore legge il dramma e la frantumazione della nostra società. L’insicurezza come risultato del declino del sistema occidentale, la sua riduzione mediatica in termini di “pericolo esterno” agitato come diversivo, la massificazione del pensiero, un finto individualismo esasperato, che è solo un’omologazione di massa dei comportamenti, dei pensieri, dei gusti, delle scelte.

Piermarini propone una riscoperta della sollecitudine verso l’oppresso, che si trasforma in solidarietà e in azione concreta e trasformatrice dello stato di cose presenti, un percorso per un’emancipazione personale, fraterna e collettiva. Una riscoperta e una liberazione dell’individuo, una sua piena affermazione che è l’esatto opposto della miseria nella quale il crepuscolo dell’Occidente, che stiamo vivendo, condanna a sempre più precarie e periferiche condizioni di vita le donne e gli uomini, i giovani, gli anziani.
La perifericità, il costante processo di alienazione, estraniazione, estromissione, nell’omologazione permanente, come ben rappresentata del rito di massa del pellegrinaggio ai grandi centri commerciali, nell’esistenza che – annullata nel suo essere sentimento e pensiero – è stata ridotta a desiderio compulsivo di acquisto e possesso di oggetti. Un desiderio che sempre meno può essere soddisfatto, per l’evidente costante e immodificabile peggioramento quotidiano delle condizioni di vita dei cittadini dell’Occidente, assolutamente inconsapevoli della non rimediabile eclissi del loro sistema occidentale, ovvero euro – statunitense, sovrastato dai mondi emergenti, a partire da Cina e India, ma anche, a suo modo, dall’America Latina e da quelle realtà africane e del vicino Oriente che hanno oramai imposto la loro dignità come argomento non discutibile degli scambi internazionali e che fino all’altro ieri, attraverso il loro asservimento, il loro sfruttamento di mano d’opera e la rapina delle materie prime hanno rappresentato di fatto il più solido elemento della crescita nel secondo dopoguerra del mondo occidentale.
Piermarini tuttavia va oltre, scava, con sensibilità di filosofo capace di compiere l’assoluta e straordinaria sintesi tra il più rivoluzionario pensiero di matrice teologica cristiana e quello d’ispirazione marxista, e a volte autenticamente marxista, riconoscendo nella mercificazione e nella monetarizzazione di ogni relazione tra gli individui dell’Occidente, la parabola più bassa, il punto minimo, il decadimento estremo e silenziosamente taciuto della nostra società.
L’autore è mosso da uno slancio solidale e rivoluzionario che apre una contraddizione viva, autentica, incalzante, che interroga le donne e gli uomini dell’Occidente, tutti coloro che intorno a noi ogni giorno rinunciano alla profonda individualità personale e solidale, piegandosi ad un atteggiamento passivo e remissivo rispetto alla società omologante della comunicazione consumista, lasciandosi trasformare in vittime consenzienti e impotenti, in individui rivestiti di un finto individualismo che si nutre solo di compere e acquisti, in un vuoto culturale, umano è sociale, che è il trionfo del pensiero, anzi del non pensiero di una società dominata da coloro che esercitano il dominio attraverso i mezzi di (dis)informazione, veri potenti strumenti di comunicazione prestabilita e indirizzata alla spersonalizzazione e alla vera e propria produzione di un (sotto)cittadino monetizzabile.
Piermarini è tuttavia autore complesso, carico di fascino, intensamente emotivo, le sue pagine colgono, della miserevole condizione della società occidentale d’oggi, l’assoluto annientamento della certezza della speranza, che non ha nulla da spartire con il diffuso miracolismo della disperazione, con le fedi a buon mercato spacciate senza vergogna da imbonitori di mediocre per quanto riuscito successo. La certezza della speranza, che Piermarini recupera attraverso un percorso coinvolgente e pieno di meditate e riflessive ricostruzioni storico – filosofiche, è la certezza di quella trasformazione totale e immediata che è stata il cuore di ogni progetto rivoluzionario di trasformazione profonda, quindi, autentica e per certi aspetti totale, del presente.
Scrive Piermarini: La critica della società presuppone la fiducia nella possibilità della transizione e del cambiamento qualitativo della sua natura e la possibilità per gli individui associati di collaborare ad essa, mentre la paralisi dell’azione rende inconsistente la speranza di tradurre in realtà questa aspettativa. Il risultato non può essere che la disperazione, cioè il trionfo del disamore e il disconoscimento della carità, cioè l’”ateismo” in senso forte (dostojevskiano) come rifiuto dell’amore.”
Ma poiché la transizione e il cambiamento, nella società occidentale di oggi presupporrebbero un rivoluzionamento totale di quelli che sono i modelli, gli stili, i metodi di vita, scaturiti e consolidatisi nel corso della guerra fredda con la sua vittoria, per altro molto poco solida come mostra l’attuale quadro internazionale, ecco allora che l’Occidente cerca di dilazionare la sua fine con l’annientamento dell’amore, seme fondamentale della relazione tra gli individui. E infatti, per quanto si faccia in Occidente un gran parlare di “amore”, la mercificazione delle relazioni è tema ampiamente documentato da Piermarini, che legge a ragione, nel soffocamento di ogni pensiero di speranza, una abile mossa di contenimento del cambiamento attraverso la mortificazione e l’annientamento della dignità dell’uomo.
Piermarini, di fronte alla costante falsificazione del revisionismo storico, ripristina le esatte coordinate entro le quali di fatto da sempre si è mosso il movimento progressivo, infatti scrive: “L’irruzione dinamica del regno di Dio, però, si fa attendere. Ancora vige ”l’impero delle tenebre” (Luca 22:53). Il rivoluzionario non ha pazienza e vuole accorciare i tempi.”
Nelle sue parole freme quel filo di comportamenti, analisi e proposte che congiunge nell’arco dei secoli i progetti egualitari, inscindibilmente fratelli tra loro, dalla rivolta di Spartaco al pauperismo di Catari e Valdesi, dalle rivolte contadine tedesche alla grande Rivoluzione d’Ottobre.
L’autore è chiarissimo quando esplicita come il sistema occidentale, privo di futuro e di aspettativa, cerchi di soffocare questi sentimenti de – individualizzando gli individui, privandoli della capacità di analisi, omologandoli, negando loro la possibilità di associarsi, di riconoscersi nell’amore, fondamento di più grandi solidarietà collettive.
Ma Piermarini è filosofo autentico, non si limita ad una semplice analisi, propone, ci offre una possibilità, ci aiuta a intravederla. Scrive: “L’etica, cioè il rapporto con la sfera della trascendenza all’interno dell’esperienza immanente della storia, segna un orizzonte di pratiche virtuose. … l’azione è il frutto della coscienza matura, la manifestazione di una tensione inascoltata e di un’intenzione incompiuta.”
Una nuova sensibilità etica, capace di memoria e proprio perché consapevole della sua poliedrica ricchezza culturale, della sua intrinseca umanità, quindi interculturale e aperta, è capace di recuperare, ripristinare, ridiscutere e riaccendere il fuoco meraviglioso e assoluto della speranza di una trasformazione radicale, profonda, esperienzialmente totale, rivoluzionaria.

Come sempre la pubblicazione può essere richiesta al nostro centro studi.

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