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	<title>Centro Studi Anna Seghers</title>
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		<title>Perché vivano le idee di Anna</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 00:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Berlino, la città di Anna]]></category>

		<category><![CDATA[Manifestazioni, incontri e lotte]]></category>

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		<description><![CDATA[In Chausse Strasse si trova la casa di Bertolt Brecht, a fianco un silenzioso e frondoso cimitero in cui lo scrittore riposa insieme alla compagna Helene Weigel. Qui si trova anche Anna Seghers. Verso le dieci del mattino il sole è alto e luminoso, è domenica primo giugno, XXV° della sua scomparsa. Presenti molti membri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" style="float:left;" src="http://www.gramsciklub.de/images/stories/berlin_04k.jpg" alt="" width="115" height="100" />In Chausse Strasse si trova la casa di Bertolt Brecht, a fianco un silenzioso e frondoso cimitero in cui lo scrittore riposa insieme alla compagna Helene Weigel. Qui si trova anche Anna Seghers. Verso le dieci del mattino il sole è alto e luminoso, è domenica primo giugno, XXV° della sua scomparsa. Presenti molti membri del centro studi tedesco, Anna Ballarin, responsabile SISA Berlino, ed io per il centro studi italiano. Pregevoli interventi, a partire da quello di Ursula Elsner, evocano Anna scrittrice, Anna tedesca, Anna pacifista. Mi permetto di aggiungere alcuni pensieri. Grazie anche all’amichevole traduzione di Christina Schreiber di Magonza. Mentre prendo la parola la lieve brezza si fa più intenso soffio di vento, nella cultura ebraica segno di vita e di presenza, attraverso lo scuotersi delle foglie Anna è ancor più tra noi. Sento di dover ricordare le idee per le quali questa straordinaria donna e scrittrice è vissuta. Ideali di giustizia e di libertà, di uguaglianza, di solidarietà, condivisi con amici, come gli scrittori Dimiter Simon Shuteriqi, albanese, Nicolas Guillen, cubano, come lei presidenti dell’associazione degli scrittori delle rispettive repubbliche socialiste, come il poeta Nazim Hikmet, sempre sollecito nell’andare a trovarla nei suoi passaggi per Berlino. Anna Seghers ha vissuto, ha lavorato, si è impegnata, per la costruzione di un diverso mondo, convinta della capacità emancipatrice del socialismo e del marxismo. Ha scritto: “la letteratura deve respirare alla luce delle parole”, noi continuiamo a crederlo, anzi, ne siamo certi, come sempre risuona in noi forte il suo richiamo a rispettare i sogni della nostra giovinezza, nel farlo, dobbiamo ugualmente rispettare i sogni di Anna. Sogni che ha cercato di realizzare, pur a volte tra difficoltà e contraddizioni, nel suo paese, la DDR e nel vasto campo delle forze progressiste e socialiste del XX secolo.<br />
Nel corso della giornata incontro quindi con gli italiani promotori del Gramsci Klub, progetto culturale e politico per restituire, almeno a Berlino, spazio e pensiero alla sinistra italiana. Ampia convergenza di analisi e di idee, desiderio di organizzare insieme nel corso del 2009 momenti comuni di riflessione, di dibattito, a partire da una serata dedicata ad Antonio Gramsci e Rosa Luxembourg il 10 gennaio.</p>
<p style="text-align:justify;">Davide Rossi, direttore</p>
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		<title>25° anniversario della scomparsa di Anna Seghers</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2008 19:32:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Eventi, convegni, aggiornamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Centro Studi Anna Seghers sarà presente a Berlino per il XXV° anniversario della scomparsa della scrittrice domenica 1 giugno 2008, rappresentato dal direttore Davide Rossi.
È per tutti noi l’occasione per ricordare, insieme agli amici tedeschi, la scrittrice, le sue opere, il suo impegno infaticabile, civile e politico, per una società libera e giusta, ispirata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Il Centro Studi Anna Seghers sarà presente a Berlino per il XXV° anniversario della scomparsa della scrittrice domenica 1 giugno 2008, rappresentato dal direttore Davide Rossi.<br />
È per tutti noi l’occasione per ricordare, insieme agli amici tedeschi, la scrittrice, le sue opere, il suo impegno infaticabile, civile e politico, per una società libera e giusta, ispirata ai valori del socialismo.<br />
Sarà inoltre l’occasione per far conoscere l’attività culturale ed editoriale del nostro Centro, sempre alla ricerca di una memoria capace di futuro, nel solco del pensiero di Anna Seghers che ha scritto: “qualcosa di nuovo, di forte, di selvaggio, senza gioia non si può vivere”.</p>
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		<title>I giovani, gli errori della sinistra, il disastro di Veltroni</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 00:23:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Percorsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Se si è onesti bisogna ammetterlo: peggio di così non poteva andare. La sinistra è scomparsa dal parlamento, sta per nascere il primo governo della storia della Repubblica che non tiene neppure Casini dentro, ma il partito della Mussolini, aderente al popolo berlusconiano, sì. Ora non si tratta di gettar colpe a destra a manca, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Se si è onesti bisogna ammetterlo: peggio di così non poteva andare. La sinistra è scomparsa dal parlamento, sta per nascere il primo governo della storia della Repubblica che non tiene neppure Casini dentro, ma il partito della Mussolini, aderente al popolo berlusconiano, sì. Ora non si tratta di gettar colpe a destra a manca, ma di riflettere su quanto accaduto. Diciamolo pure, la banda dei quattro, Mussi-Diliberto-Pecoraro-Giordano, ha fatto il possibile sbagliando molto, incapace di mostrarsi veramente unitaria, incapace di trovare un ragazzo o una ragazza che ci rappresentasse, ha preferito attaccarsi a Bertinotti, che, per dirne una, saluta il Dalai Lama, messo in croce pure dall’ambasciatore Sergio Romano, non solo da Vattimo e Canfora.<br />
<span id="more-29"></span><br />
Sempre Bertinotti e la banda dei quattro hanno inseguito il vento idiota dell’attacco a Prodi. Certo i passi a sinistra non si sono potuti compiere per i mille motivi che consociamo, ma Romano Prodi ha rappresentato il governo più avanzato possibile, quello ad esempio che faceva pagare le tasse agli evasori. Tutti contro di lui invece, quando proprio la sinistra avrebbe dovuto dirlo e gridarlo: Prodi, con tanti limiti imposti dai vari Mastella di turno, è stato il più serio e il più progressista. Ancora in politica estera la rincorsa della sinistra alle posizioni dei cosiddetti “democratici” poco ha giovato. Siamo stati capaci di ribadire la nostra contrarietà alla guerra, giusto, ma mi pare il minimo. La banda dei quattro e Bertinotti nulla hanno detto sui temi che agitano il mondo, sul Sudamerica che nel solco di Chavez, Correa, Morales si chiama fuori dalle logiche di asservimento, in questi giorni pure in Paraguay, in cui il vescovo compagno Lugo è stato eletto presidente dai poveri e dal popolo, sul lavoro globalizzato e sfruttato, a cui si sono ribellati recentemente i vietnamiti di una grossa multinazionale, piegandola al loro volere. Neppure una riflessione poi, più o meno articolata, sul Nepal, diventato repubblica con la maggioranza assoluta dei voti capaci di premiare un partito comunista maoista, non dico per vivacizzare la campagna dell’Arcobaleno, ma per interrogarsi su come il mondo si stia ribellando ad una normalità che non esiste oramai da nessuna parte, se non nei sogni di Veltroni. Veniamo appunto alle responsabilità più grandi del disastro democratico del nostro paese, di cui massimo artefice è Veltroni. Per carità, tanto bravo a promuovere il sogno di una società normale, ma inseguendo senza alcun criterio i suoi sogni, è stato capace di costruire il più straordinario incubo del dopoguerra italiano. Abbatte Prodi delegittimandolo, lo abbandona quando si profilano le elezioni, invece di fare l’impossibile per un nuovo governo guidato dal professore. Va in Veneto, candida il peggiore imprenditore, sostenitore tra l’altro dello “sciopero fiscale”, sbeffeggia la Lega e gli abiti medievali dei figuranti dei comizi di Bossi e porta quel partito in quella regione a quasi il 30%, perché gli elettori moderati e di destra, a scanso di possibili “inciuci” ed accordi “bipartisan”, hanno preferito sostenere chi, in spregio ai diritti dell’uomo, promuove il razzismo e la xenofobia, ma garantisce totale distanza dall’avversario. Il Pd intanto raccoglie il 33% dei voti, ovvero gli stessi identici della lista Ulivo di DS e Margherita del 2006, ma con una tragica differenza: un bel 6/7% se ne è uscito a destra verso Casini e Berlusconi e pure la Lega. Lui, Veltroni, quel 6/7% lo ha recuperato a sinistra, costringendo, con il ricatto del voto (in)utile un paio di milioni di donne, uomini, ragazze e ragazzi che fino a ieri votavano le forze dell’Arcobaleno, a sostenere candidati come il giovane imprenditore, figlio di papà, Colaninno e tanti altri bei candidatini così, tanto a garantire gli elettori ci avrebbe pensato lui, Veltroni, con il sogno. Ma nel giro di pochi mesi il sogno del comizio di Spello è diventato la certezza di un quinquennio berlusconiano dei peggiori, pronto ad aprirsi a collusioni con i poteri invisibili e più dannosi per il paese, tagli a tutto, a partire dai salari, allegro ritorno all’evasione fiscale, scuola privatizzata e depauperata, criminalizzazione di chi scenderà nelle piazze. Preventiva, ovvio. Un senatore a vita infatti straparla di terrorismo tra i sindacati, tanto per criminalizzare chi vuole e vorrà protestare contro progetti liberticidi, ripeto, semplicemente manifestare, perché, per il momento ancora, manifestare è un diritto costituzionale e una bandiera rossa da sventolare è ancora una libera scelta non soggetta a reato, senza che insulti e paragoni idioti con le pistole cadano in testa a chi in un mondo ingiusto non si riconosce e quella bandiera vuole tenere in mano.<br />
Veltroni nel suo sogno divenuto incubo si ritrova pure a fare l’estrema sinistra parlamentare, dando a Casini tutto il margine di recuperare gli scontenti di entrambe le forze maggiori.<br />
Inoltre Veltroni dovrebbe riflettere sul fatto che agitare un sogno in “cui tutti domani staremo meglio” mentre la crisi economica non è dietro l’angolo ma tra noi, ora e subito, ha messo in fuga altri elettori del presunto centro, consapevoli che nelle parole di Tremonti e Berlusconi c’era più senso della realtà sui temi economici, senza reticenze sulla recessione incipiente.<br />
Qui ancora una volta la sinistra ha detto pochissimo, nessuna riflessione sul declino ineludibile e irreversibile del sistema occidentale, nessun dibattito sulla decrescita, solo vaghe parole sullo “zapaterismo”, inteso come diritti civili e qualche soldo in più per i lavoratori. Ma pure la Spagna è prossima alla recessione e alla crisi economica, come tutta l’Europa, con l’aggravante di aver fondato gli anni passati solo sulle grandi opere, l’edilizia e mutui pazzeschi di cinquanta anni per i cittadini.<br />
A gennaio ho scritto un ampio intervento in merito alla crisi (“2008, le nubi sul declino del sistema occidentale” www.aurorarivista.it), non mi ripeto, ma non immaginare il futuro significa condannarci a subirlo.<br />
Da dove e da cosa partire? Non ho risposte o certezze da offrire, cercare di essere seriamente e sinceramente di sinistra potrebbe essere un buon inizio. I due mesi delle campagna elettorale hanno offerto almeno una novità: le ragazze e i ragazzi, quattordici, quindici, sedici anni. Protagonisti di una richiesta di riscatto. A colpi di uova e pomodori sono scesi in piazza non solo contro Ferrara, ma anche contro l’assessore Landi di Milano che vuole testarne violentemente il consumo di stupefacenti, contro esponenti della destra che inneggiano alla dittatura fascista. Sono nelle strade, nelle piazze, sono pacifici, ma sono mossi da consapevolezza, senso di responsabilità, da uno straordinario sentimento di dignità e di civiltà. Loro, non altri, rispondono tanto a chi rivolge loro idiote condanne moralistiche e ugualmente a un silenzio impressionante, che reputa tutto possibile, tutto democraticamente sopportabile, comprensibile, tollerabile, anche il grido “duce, duce!” dei sostenitori di Storace, un atteggiamento sconsiderato, a cui i ragazzi, che riconoscono ancora la differenza tra vergognosa prevaricazione e senso di umanità, si ribellano, infischiandosene delle prediche del quotidiano “Repubblica” e degli ammonimenti buonisti e stupidi del partito di Veltroni. Loro, i ragazzi, che sanno e percepiscono il duro futuro che li aspetta, con meno lavoro, meno sicurezze, meno tutele, loro che si riconoscono oltre le appartenenze ideologiche, ma sono naturalmente contrari ad ogni forma di autoritarismo, sociale e culturale, loro che reputano insopportabile tutta la classe politica, compresi i finti nuovismi veltroniani, ma hanno deciso di non assistere inermi al fascismo dichiarato e non condannato per quello che è, ovvero apologia di reato, e nel contempo hanno deciso di rispondere all’aggressione ferrariana ai diritti civili. Nessuno potrà accampare il diritto di essere voce o espressione di questi giovani. Loro agiscono, non delegano, per parte nostra - e certamente mia - sento e sentiamo solo il dovere e l’importanza di metterci al loro fianco, sapendo che loro sono la sola novità, autenticamente politica, di questi giorni, di quest’Italia che si appresta alla restaurazione e alla devastazione di un ennesimo governo berlusconiano, il quarto. Sulla questione generazionale certo mi piacerebbe immaginare un patto, sincero, paritario, tra questi quindicenni e una parte della società italiana rappresentata da noi, nati sul finire degli anni sessanta e negli anni settanta. Sì, perché la loro rabbia mi piacerebbe si incontrasse con la nostra. Noi, zittiti da sempre, perché ovunque, dalla politica al lavoro, dalla scuola alle realtà della società, quando avevamo vent’anni non contavamo perché contavano quelli con almeno il doppio dei nostri anni e ora contano sempre quegli stessi, con qualche anno di più, quelli che ci hanno escluso nel corso degli anni novanta e di questi primi anni duemila, con la sola variante che si appoggiano, ora che di anni loro ne hanno cinquanta o sessanta, ai ventenni o agli appena trentenni per mascherare un finto cambiamento, in cui come al solito nulla cambia. E questo anche e molto dentro la sinistra. Eppure noi siamo tanti, nelle scuole, negli uffici, nel lavoro precario e maltrattato. Questo sento di dire. Non ho soluzioni o percorsi già immaginati, ma credo che una strada sia possibile. Ci unisce la rabbia contro metodi e comportamenti che non condividiamo e non accettiamo. Se ciascuno è chiamato a fare la sua parte, io non smetto, anzi continuo, a fare per quanto possibile la mia, come docente, come sindacalista, come direttore di un giornale on line e ugualmente direttore di un centro studi. Il domani mi sembra sempre più denso di nuvole, ma forse un incontro può avvenire. Credo che noi trentenni qualche idea ce l’abbiamo, ma i quindicenni, che scendono nelle piazze, ne hanno più di noi. Con reciproco rispetto, ascoltandoci, possiamo probabilmente agire insieme.</p>
<p>Davide Rossi, direttore</p>
<p><em>Binche, nei giorni del 25 aprile 2008 - 63° anniversario della Liberazione, della vittoria partigiana che ci ha dato l’Europa libera, la Repubblica e la Costituzione</em></p>
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		<title>L&#8217;Ungheria, i suoi poeti, le sue rivoluzioni</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 23:31:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Eventi, convegni, aggiornamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il centro studi, aderendo ad una richiesta scaturita dai giovani sindacalisti ticinesi, ha editato un libro di Davide Rossi dedicato all’Ungheria, ai suoi poeti, alle sue rivoluzioni. Riportiamo di seguito l’introduzione di Emilio Sabatino. Il libro può come sempre essere richiesto al nostro centro studi. Verrà ufficialmente presentato venerdì 25 aprile 2008 presso la Casa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div style="text-align:justify;">Il centro studi, aderendo ad una richiesta scaturita dai giovani sindacalisti ticinesi, ha editato un libro di Davide Rossi dedicato all’Ungheria, ai suoi poeti, alle sue rivoluzioni. Riportiamo di seguito l’introduzione di Emilio Sabatino. Il libro può come sempre essere richiesto al nostro centro studi. Verrà ufficialmente presentato venerdì 25 aprile 2008 presso la Casa Gabi di Locarno (Svizzera) alle ore 20.30, alla presenza dell’autore e di rappresentanti del SISA e del partito comunista ticinese. Hanno già confermato la loro presenza Massimiliano Ay, Mattia Tagliaferri e Giulio Micheli.</div>
<div style="text-align:justify;"><span id="more-28"></span></div>
<div style="text-align:justify;">
<div style="text-align:center;">
<h2><span style="font-weight:bold;">Per capire l’Ungheria</span></h2>
<p>di Emilio Sabatino</p></div>
<p>A cinquant’anni di distanza i fatti d’Ungheria del 1956 hanno prodotto una quantità di articoli, di commenti, di libri, di rievocazioni. Tutti, nessuno escluso, hanno offerto un solo punto di vista, quello di quella parte di ungheresi contrari a quella forma di socialismo che la lotta antifascista e la creazione della democrazia popolare hanno contribuito a realizzare dal 1949 per un quarantennio. Questa perentoria e assoluta univocità dei giudizi contrari a quell’esperienza, il piacere, sempre vivo nel nostro Centro Studi, di preferire i dubbi della complessità alla presunzione di infallibilità di una certa storiografia, ormai dilagante, ci hanno convinto a chiedere a Davide Rossi di riflettere su quegli avvenimenti con il suo consueto stile, che coniuga passione civile con scrupolosa aderenza alla documentazione e alle fonti storiche.<br />
Nella libertà che sempre lo anima e lo contraddistingue, Davide Rossi ha prodotto un libro a più livelli, partendo da lontano, nel rapporto tra la terra magiara e la rivoluzione, i suoi poeti, il 1848, la Repubblica dei Consigli del 1919, il dopoguerra, un percorso tra storia e letteratura, con incursioni cinematografiche, leggendo la storia dell’Ungheria, non solo del ’56, alla luce di oltre un secolo di aspirazioni rivoluzionarie e furibonde risposte repressive.<br />
Se un’ultima considerazione merita di essere condotta, riguarda lo scarso interesse che la storia dell’Europa nel suo complesso e delle nazioni che la compongono in particolare suscita tra i lettori di lingua italiana. Crediamo invece che capire e conoscere le vicende del nostro continente possa contribuire a diventare cittadini europei, certamente più e meglio della semplice condivisione di una comune moneta.</p></div>
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		<title>Pubblicato “Crisi dell’individuo” del filosofo Massimo Piermarini, di seguito l’introduzione curata da Davide Rossi</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 23:21:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Coraggio, piena condivisione del pensiero espresso, assoluta identità nella profondità dell’analisi, complessa, densa, articolata. Tutti questi sentimenti ci hanno convinto - come Centro Studi “Anna Seghers” ad editare questo saggio dell’amico e filosofo Massimo Piermarini, un saggio forse difficile, certamente attuale, indubbiamente necessario.
Piermarini scrive: “Il vero responsabile della distruzione dell’individuo è proprio lo spirito borghese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify">Coraggio, piena condivisione del pensiero espresso, assoluta identità nella profondità dell’analisi, complessa, densa, articolata. Tutti questi sentimenti ci hanno convinto - come Centro Studi “Anna Seghers” ad editare questo saggio dell’amico e filosofo Massimo Piermarini, un saggio forse difficile, certamente attuale, indubbiamente necessario.<br />
Piermarini scrive: “Il vero responsabile della distruzione dell’individuo è proprio lo spirito borghese e la società di cui è l’aureola e la glorificazione.”<br />
L’autore legge il dramma e la frantumazione della nostra società. L’insicurezza come risultato del declino del sistema occidentale, la sua riduzione mediatica in termini di “pericolo esterno” agitato come diversivo, la massificazione del pensiero, un finto individualismo esasperato, che è solo un’omologazione di massa dei comportamenti, dei pensieri, dei gusti, delle scelte.</p>
<p align="justify"><span id="more-27"></span>Piermarini propone una riscoperta della sollecitudine verso l’oppresso, che si trasforma in solidarietà e in azione concreta e trasformatrice dello stato di cose presenti, un percorso per un’emancipazione personale, fraterna e collettiva. Una riscoperta e una liberazione dell’individuo, una sua piena affermazione che è l’esatto opposto della miseria nella quale il crepuscolo dell’Occidente, che stiamo vivendo, condanna a sempre più precarie e periferiche condizioni di vita le donne e gli uomini, i giovani, gli anziani.<br />
La perifericità, il costante processo di alienazione, estraniazione, estromissione, nell’omologazione permanente, come ben rappresentata del rito di massa del pellegrinaggio ai grandi centri commerciali, nell’esistenza che - annullata nel suo essere sentimento e pensiero - è stata ridotta a desiderio compulsivo di acquisto e possesso di oggetti. Un desiderio che sempre meno può essere soddisfatto, per l’evidente costante e immodificabile peggioramento quotidiano delle condizioni di vita dei cittadini dell’Occidente, assolutamente inconsapevoli della non rimediabile eclissi del loro sistema occidentale, ovvero euro - statunitense, sovrastato dai mondi emergenti, a partire da Cina e India, ma anche, a suo modo, dall’America Latina e da quelle realtà africane e del vicino Oriente che hanno oramai imposto la loro dignità come argomento non discutibile degli scambi internazionali e che fino all’altro ieri, attraverso il loro asservimento, il loro sfruttamento di mano d’opera e la rapina delle materie prime hanno rappresentato di fatto il più solido elemento della crescita nel secondo dopoguerra del mondo occidentale.<br />
Piermarini tuttavia va oltre, scava, con sensibilità di filosofo capace di compiere l’assoluta e straordinaria sintesi tra il più rivoluzionario pensiero di matrice teologica cristiana e quello d’ispirazione marxista, e a volte autenticamente marxista, riconoscendo nella mercificazione e nella monetarizzazione di ogni relazione tra gli individui dell’Occidente, la parabola più bassa, il punto minimo, il decadimento estremo e silenziosamente taciuto della nostra società.<br />
L’autore è mosso da uno slancio solidale e rivoluzionario che apre una contraddizione viva, autentica, incalzante, che interroga le donne e gli uomini dell’Occidente, tutti coloro che intorno a noi ogni giorno rinunciano alla profonda individualità personale e solidale, piegandosi ad un atteggiamento passivo e remissivo rispetto alla società omologante della comunicazione consumista, lasciandosi trasformare in vittime consenzienti e impotenti, in individui rivestiti di un finto individualismo che si nutre solo di compere e acquisti, in un vuoto culturale, umano è sociale, che è il trionfo del pensiero, anzi del non pensiero di una società dominata da coloro che esercitano il dominio attraverso i mezzi di (dis)informazione, veri potenti strumenti di comunicazione prestabilita e indirizzata alla spersonalizzazione e alla vera e propria produzione di un (sotto)cittadino monetizzabile.<br />
Piermarini è tuttavia autore complesso, carico di fascino, intensamente  emotivo, le sue pagine colgono, della miserevole condizione della società occidentale d’oggi, l’assoluto annientamento della certezza della speranza, che non ha nulla da spartire con il diffuso miracolismo della disperazione, con le fedi a buon mercato spacciate senza vergogna da imbonitori di mediocre per quanto riuscito successo. La certezza della speranza, che Piermarini recupera attraverso un percorso coinvolgente e pieno di meditate e riflessive ricostruzioni storico – filosofiche, è la certezza di quella trasformazione totale e immediata che è stata il cuore di ogni progetto rivoluzionario di trasformazione profonda, quindi, autentica e per certi aspetti totale, del presente.<br />
Scrive Piermarini: La critica della società presuppone la fiducia nella possibilità della transizione e del cambiamento qualitativo della sua natura e la possibilità per gli individui associati di collaborare ad essa, mentre la paralisi dell’azione rende inconsistente la speranza di tradurre in realtà questa aspettativa. Il risultato non può essere che la disperazione, cioè il trionfo del disamore e il disconoscimento della carità, cioè l’”ateismo” in senso forte (dostojevskiano) come rifiuto dell’amore.”<br />
Ma poiché la transizione e il cambiamento, nella società occidentale di oggi presupporrebbero un rivoluzionamento totale di quelli che sono i modelli, gli stili, i metodi di vita, scaturiti e consolidatisi nel corso della guerra fredda con la sua vittoria, per altro molto poco solida come mostra l’attuale quadro internazionale, ecco allora che l’Occidente cerca di dilazionare la sua fine con l’annientamento dell’amore, seme fondamentale della relazione tra gli individui. E infatti, per quanto si faccia in Occidente un gran parlare di “amore”, la mercificazione delle relazioni è tema ampiamente documentato da Piermarini, che legge a ragione, nel soffocamento di ogni pensiero di speranza, una abile mossa di contenimento del cambiamento attraverso la mortificazione e l’annientamento della dignità dell’uomo.<br />
Piermarini, di fronte alla costante falsificazione del revisionismo storico, ripristina le esatte coordinate entro le quali di fatto da sempre si è mosso il movimento progressivo, infatti scrive: “L’irruzione dinamica del regno di Dio, però, si fa attendere. Ancora vige ”l&#8217;impero delle tenebre” (Luca 22:53). Il rivoluzionario non ha pazienza e vuole accorciare i tempi.”<br />
Nelle sue parole freme quel filo di comportamenti, analisi e proposte che congiunge nell’arco dei secoli i progetti egualitari, inscindibilmente fratelli tra loro, dalla rivolta di Spartaco al pauperismo di Catari e Valdesi, dalle rivolte contadine tedesche alla grande Rivoluzione d’Ottobre.<br />
L’autore è chiarissimo quando esplicita come il sistema occidentale, privo di futuro e di aspettativa, cerchi di soffocare questi sentimenti de – individualizzando gli individui, privandoli della capacità di analisi, omologandoli, negando loro la possibilità di associarsi, di riconoscersi nell’amore, fondamento di più grandi solidarietà collettive.<br />
Ma Piermarini è filosofo autentico, non si limita ad una semplice analisi, propone, ci offre una possibilità, ci aiuta a intravederla. Scrive: “L’etica, cioè il rapporto con la sfera della trascendenza all’interno dell’esperienza immanente della storia, segna un orizzonte di pratiche virtuose. … l’azione è il frutto della coscienza matura, la manifestazione di una tensione inascoltata e di un’intenzione incompiuta.”<br />
Una nuova sensibilità etica, capace di memoria e proprio perché consapevole della sua poliedrica ricchezza culturale, della sua intrinseca umanità, quindi interculturale e aperta, è capace di recuperare, ripristinare, ridiscutere e riaccendere il fuoco meraviglioso e assoluto della speranza di una trasformazione radicale, profonda, esperienzialmente totale, rivoluzionaria.</p>
<p><b> Come sempre la pubblicazione può essere richiesta al nostro centro studi.</b></p>
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		<title>Giornata della Memoria e Costituzione</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2008 13:47:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Manifestazioni, incontri e lotte]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel cielo limpido e azzurro, attraversato da una luce e da un lieve vento che annunciano primavera e ne portano il profumo, si è svolta, nel pomeriggio di domenica 27 gennaio ’08 a Milano, la manifestazione per la giornata della memoria. Memoria di una liberazione che tra le nevi di Auschwitz ha visto spalancare le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify">Nel cielo limpido e azzurro, attraversato da una luce e da un lieve vento che annunciano primavera e ne portano il profumo, si è svolta, nel pomeriggio di domenica 27 gennaio ’08 a Milano, la manifestazione per la giornata della memoria. Memoria di una liberazione che tra le nevi di Auschwitz ha visto spalancare le prime porte di un campo di sterminio 63 anni fa.</p>
<p align="justify"><span id="more-26"></span>Primo Levi nel suo libro più bello, nel suo assoluto capolavoro che resta “La tregua”, capace di oltrepassare il dolore di “Se questo è un uomo”, descrive l’apparizione, in quel giorno, di quattro giovani soldati a cavallo con un berretto con la stella rossa, “fra il grigio della neve e il grigio del cielo, immobili sotto le folate di vento umido minaccioso di disgelo”, continuando di seguito con alcune tra le più belle pagine della letteratura italiana e della storia del Novecento.<br />
Nel ’45 l’Armata Rossa avanza e libera, libera ebrei e uomini di buona volontà di tante differenti fedi, zingari, politici antifascisti in numero grandissimo, a partire dai comunisti e dai sindacalisti, libera omosessuali e disabili, donne e uomini, bambini, ragazze e ragazzi, avanzando sino a Berlino, ponendo fine alla guerra e portando la pace dopo anni di sangue.<br />
Ricordando quel primo cancello abbattuto dall’esercito sovietico, ci ritroviamo nel cuore di una città che osserva stupita eppure attenta il dispiegarsi delle bandiere delle forze politiche della sinistra, della comunità ebraica, il meraviglioso striscione che riproduce la bandiera zingara: la ruota di un carro tra il verde della terra e l’azzurro degli orizzonti più lontani.<br />
Davanti i gonfaloni dei comuni, le bandiere tricolori con la stella dell’ANPI, i partigiani.<br />
Rom e sinti attaccano con violini e trombe, canti e melodie, universalmente belle, sia quando risuonano le note della loro tradizione, sia quando intonano “Bella ciao!”.<br />
Presenti sia il Centro Studi “Anna Seghers”, sia il SISA - Sindacato Indipendente Scuola Ambiente, perché impegno civile e riscossa etica della società sono auspicabili, ma possono solo sorgere e scaturire da una riflessione serena e pacata che trovi irrinunciabile fondamento nelle radici della memoria e nel solco della Costituzione, che proprio in questi giorni compie il suo 60° anniversario, quella Carta fondamentale che rende l’Italia una “Repubblica democratica fondata sul lavoro”, nata nel solco della Resistenza e della lotta antifascista.<br />
Un impegno che come sindacato e centro studi assumiamo con piena e consapevole responsabilità.</p>
<p>Milano, 27 gennaio ’08</p>
<p>Davide Rossi<br />
Direttore Centro Studi “Anna Seghers”<br />
Segretario generale SISA – Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente</p>
<p>Emilio Sabatino<br />
Segretario nazionale SISA – Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente</p>
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		<title>La sensibilità delle ragazze e dei ragazzi</title>
		<link>http://annaseghers.wordpress.com/2007/12/13/la-sensibilita-delle-ragazze-e-dei-ragazzi/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2007 17:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Editato da Alea (Milano) il nuovo libro del direttore del Centro Studi Davide Rossi: “Anna Seghers e l’uguaglianza”, la prima pubblicazione di questo anno seghersiano. Nel libro il direttore del Centro Studi riflette, ripercorrendo le pagine conclusive del romanzo “Il ristabilimento della schiavitù in Guadalupa” il rapporto, in particolare nei giovani, tra giustizia, uguaglianza e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify">Editato da Alea (Milano) il nuovo libro del direttore del Centro Studi Davide Rossi: <strong>“Anna Seghers e l’uguaglianza”</strong>, la prima pubblicazione di questo anno seghersiano. Nel libro il direttore del Centro Studi riflette, ripercorrendo le pagine conclusive del romanzo <em>“Il ristabilimento della schiavitù in Guadalupa”</em> il rapporto, in particolare nei giovani, tra giustizia, uguaglianza e libertà. Riportiamo di seguito l’introduzione del vice–direttore Emilio Sabatino.</p>
<p align="justify"><span id="more-25"></span>Ancora una volta il Centro Studi “Anna Seghers” riesce a promuovere una piccola ma significativa pubblicazione, partendo dalle riflessioni del nostro direttore Davide Rossi che con passione si immerge nelle pagine del romanzo della scrittrice tedesca dedicato al Ristabilimento della schiavitù in Guadalupa.<br />
Il tema dell’uguaglianza è assolutamente attuale. Oggi non esiste più lo schiavismo dell’epoca coloniale, ma persistono e sono praticate forme di sfruttamento e di dipendenza, di assoggettamento totale degli esseri umani. È di fatto una nuova forma di schiavismo.<br />
Il mondo di oggi ci svela, sotto ogni latitudine, la violenza di contraddizioni e di ingiustizie che l’Organizzazione Internazionale del Lavoro e le associazioni che cercano di far rispettare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo documentano e denunciano.<br />
Anna Seghers percorre allora con questo suo scritto del ‘52 i sentieri profondi dell’animo umano, cercando di svelare i meccanismi che in ogni epoca sono capaci di realizzare la prevaricazione, ma anche quelli opposti, pronti a riaffermare l’uguaglianza e la solidarietà.<br />
La sensibilità dei ragazzi può mostrarsi più forte, in essa confida Anna Seghers. È il suo un convincimento che si rinnova sempre, perché il fremito che attraversa il ragazzo del racconto, in quella lontana epoca napoleonica, è lo stesso dei giovani tedeschi impegnati nella costruzione di una Germania Democratica nel 1952 e li accomuna alle ragazze e ai ragazzi di oggi che lottano e manifestano nelle piazze e nelle strade del mondo per un mondo più giusto, più equo, più solidale.</p>
<p><strong>Copia della pubblicazione può essere richiesta al Centro Studi per mail, accordandosi sulle modalità di spedizione e di pagamento.</strong></p>
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		<item>
		<title>La RAI e oblò.it segnalano l’apertura dell’anno seghersiano</title>
		<link>http://annaseghers.wordpress.com/2007/11/27/la-rai-e-obloit-segnalano-l%e2%80%99apertura-dell%e2%80%99anno-seghersiano/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2007 20:09:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Eventi, convegni, aggiornamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[L’apertura dell’anno seghersiamo è stata segnalata dalla RAI attraverso le pagine di Televideo e da Fabio Izzo, attraverso il pregevole sito culturale oblò.it (visita), di seguito il testo della pagina di Televideo.


Televideo  RAI nazionale - 18.11.2007
LETTERATURA, RICORDANDO ANNA SEGHERS 



Al via domani, nell&#8217;anniversario della nascita della scrittrice tedesca Anna Seghers, l&#8217;anno seghersiano, che si protrarrà fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify">L’apertura dell’anno seghersiamo è stata segnalata dalla RAI attraverso le pagine di Televideo e da Fabio Izzo, attraverso il pregevole sito culturale oblò.it (<a href="http://www.oblo.it/articoli/publish/cultura/Ricordando_Anna_Seghers-_un_anno_nel_suo_nome.shtml" target="_blank">visita</a>), di seguito il testo della pagina di Televideo.</p>
<p align="center">
<blockquote>
<blockquote><p><em>Televideo  RAI nazionale - 18.11.2007</em></p>
<p><strong>LETTERATURA, RICORDANDO ANNA SEGHERS </strong></p></blockquote>
</blockquote>
<blockquote>
<blockquote>
<p align="justify">Al via domani, nell&#8217;anniversario della nascita della scrittrice tedesca Anna Seghers, l&#8217;anno seghersiano, che si protrarrà fino al novembre del 2008. Nata a Magonza nel 1900, Seghers fu iscritta al partito comunista dal 1928 ed esule dal 1933, vivendo tra Francia e Messico. Il suo romanzo più noto, &#8220;La settima croce&#8221;, basato sull&#8217;evasione di 7 prigionieri da un campo di concentramento, divenne un film nel 1944, per la regia di Fred Zinnemann, con Spencer Tracy. Dopo la II Guerra mondiale si trasferì nella Ddr. Morì nel 1983. Iniziative e info nel sito www.annaseghers.it</p>
</blockquote>
</blockquote>
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		<title>Contro ogni violenza neonazista, perché venga riaffermata la imprescindibile differenza e non omologazione tra nazismo e comunismo</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2007 20:04:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Percorsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Davvero sconcertante che la giusta denuncia della violenza neonazista che arriva a marchiare – era un gruppo di quattro teste rasate -  una svastica su una giovane ragazza di Mittweida, nell&#8217;est della Germania, intervenuta in difesa di una bambina extracomunitaria maltrattata da questa feccia sociale neonazista, troppo spesso tollerata, si trasformi, su  “Repubblica” on line, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify">Davvero sconcertante che la giusta denuncia della violenza neonazista che arriva a marchiare – era un gruppo di quattro teste rasate -  una svastica su una giovane ragazza di Mittweida, nell&#8217;est della Germania, intervenuta in difesa di una bambina extracomunitaria maltrattata da questa feccia sociale neonazista, troppo spesso tollerata, si trasformi, su  “Repubblica” on line, in un sommario articolo che ha come risultato, più o meno intenzionale, di parificare nazismo e comunismo, e gettare una luce sottilmente razzista sui tedeschi dell’ex DDR, delle persone  - secondo l’articolista Andrea Tarquini – vissute sotto una dittatura.<br />
Tarquini scrive: “Ancora una volta, un crimine neonazista ha per teatro la Germania orientale. Cioè l&#8217;ex &#8220;Ddr&#8221; (la dittatura comunista che difese la sua esistenza con il Muro di Berlino per bloccare le fughe verso la libertà). Nell&#8217;est tedesco, tre generazioni hanno vissuto sotto dittature: prima Hitler dal 1933 al 1945, poi dal dopoguerra al 1989 lo stalinismo più bieco durato appunto fino all&#8217;89, alla caduta del Muro e al crollo dell&#8217;Impero sovietico innescato dalla rivoluzione democratica polacca. Nell&#8217;est tedesco, i neonazisti trovano spesso terreno molto più fertile che non all&#8217;ovest - democratico dal 1945 e impregnato di cultura democratica - per la loro propaganda di odio.”<br />
In dieci righe Tarquini, con leggerezza stupefacente, degna di un giornalismo sbrigativo e impreciso, infila una dietro l’altra affermazioni apodittiche:</p>
<blockquote><p>1.    La DDR era una dittatura<br />
2.    La DDR ha eretto un muro per impedire le fughe verso la libertà<br />
3.    Dal ’45 all’89 la DDR è stato un paese di “bieco stalinismo”<br />
4.    Solidarnosc ha realizzato in Polonia una “rivoluzione democratica”<br />
5.    Nella ex DDR c’è meno cultura democratica, i suoi cittadini sarebbero quindi dei minus habens, a Ovest invece erano “impregnati” di cultura democratica. Per questo a est ci sono più neonazisti.</p></blockquote>
<p>Probabilmente questo giornalista avrà molta fortuna e ottima carriera, complimenti, ma noi siamo stupiti e sconcertati. Soprattutto per i giovani che leggono e magari non hanno tutti gli strumenti per valutare simili considerazioni.<br />
Leggere il fenomeno neonazista come un “corollario” del comunismo, leggere una continuità tra esperienze così nettamente opposte, come la storia del nazismo e del comunismo in Germania, sono affermazioni che ci lasciano senza parole.<br />
Che cosa dovremmo fare? Scrivere a Repubblica, invitando a leggersi magari gli articoli del suo stesso giornale che documentano come la storia di Solidarnosc sia quella di un movimento politico finanziato da CIA, Vaticano e sindacati statunitensi, poco interessato alla libertà e molto al potere? Mandare a Repubblica un paio di libri di storia che documentano come nella democratica Germania Ovest i professori nazisti siano rimasti in cattedra e i generali in caserma, mentre nella DDR sono stati gli uni e gli altri allontanati? Regalare al Tarquini la documentazione che come Centro Studi stiamo raccogliendo sulla storia della DDR e del muro, ricordare a questo giornalista che nell’università di Berlino est, pochi mesi prima della costruzione del muro è scoppiata una bomba messa dai servizi segreti dell’Ovest? Che guarda caso con il muro è diventato impossibile portare da una parte all’altra di Berlino bombe in tram?<br />
Ma probabilmente non interessa neppure ricordare che nel 1951 la polizia dell’ovest ha sparato e ucciso dei giovani dell’ovest che volevano andare al Festival mondiale della gioventù a Berlino est, o ancora meno interessa leggere l’interessante libro che spiega come la democratica Germania Ovest ha internato a partire dal dopoguerra negli ex campi di concentramento nazisti militanti comunisti e sindacalisti, che in alcuni casi, dietro quel filo spinato ci erano già stati messi dai nazisti.<br />
Certo c’era la guerra fredda, certo la società tedesco orientale, come tutti i paesi dell’est Europa liberati dall’Armata Rossa, ha vissuto gli errori e le contraddizioni di quella epoca, la rigidità di una cultura politica che tuttavia si è nutrita di slanci, di entusiasmi, di voglia di costruire una società antifascista che chiudesse definitivamente la pagina del nazifascismo, senza alcun compromesso.<br />
Ma intuisco che tutti questi argomenti non interessino Tarquini che conclude il suo articolo scrivendo: “Tra militanti e fiancheggiatori della Npd neonazista ci sono anche nostalgici della dittatura stalinista, la Ddr. Rimpiangono, gli uni e gli altri, regimi che avevano chiuso la società nella sicurezza da gabbia dorata di una prigione, e dimenticano o fingono di dimenticare i milioni e milioni di vittime del terrore. Di cui, pure, i bambini apprendono a scuola in Germania fin dalle elementari.”<br />
Premesso che ho qualche dubbio sul fatto che nostalgici della DDR militino insieme ai neonazisti, e nel caso comunque non sono nostalgici, ma sbandati che andrebbero affidati ai servizi sociali per un recupero quanto mai urgente, mi chiedo ancora una volta, ma è possibile identificare nazismo e DDR con tanta faciloneria e superficialità? Mi sembra che si rasenti l’incomprensibile.<br />
Aggiungo inoltre che dovremmo invece preoccuparci e molto per questi ventenni tedeschi che aderiscono al neonazismo e che sono nati e vissuti nella nuova Germania unificata, in quella che secondo l’articolista dovrebbe essere l’esempio della libertà, perché nella loro riprovevole scelta di aderire ad un pensiero di sterminio e di violenza come il nazismo, muovono probabilmente, oltre che da ignoranza, da una paura consapevole della crisi del sistema occidentale e vi si ribellano nella maniera più ignobile, riconoscendosi e praticando la violenza neonazista.<br />
Sbandierare tuttavia il mito occidentale e dell’occidente democratico, mentre il nostro sistema si fa sempre più esile, fragile, precario, senza casa e senza lavoro, rischia di essere un atteggiamento stridente con il presente e poco credibile rispetto al passato. Una lettura iper - ideologica degli anni che ci hanno preceduto, come quella fornita da Tarquini, non aiuta certo, anzi se può soddisfare forse i lettori di quel quotidiano, apre margini di ulteriore incomprensione con le giovani generazioni, quale che sia la loro formazione e il loro pensiero. Sconforto e preoccupazione sono grandi.<br />
Solo di un fatto siamo certi, noi come Centro Studi, promuoviamo appunto lo studio, la ricerca e la conoscenza della storia attraverso le nostre attività e le nostre pubblicazioni.<br />
È certamente poco, ma è lo sforzo che sentiamo di poter fare per costruire un domani più giusto, più eguale, più equo, per quanto possibile migliore. Probabilmente continuiamo ad essere sinceramente internazionalisti, proprio nel solco del pensiero di Anna Seghers, donna di cultura della DDR, dopo che i suoi libri i nazisti li avevano bruciati costringendola all’esilio.<br />
Con buona pace dell’articolista, come già Anna Seghers, reputiamo tutte le donne e gli uomini della terra meritevoli di una vita dignitosa, fondata sul rispetto della dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Davide Rossi, direttore del Centro Studi &#8220;Anna Seghers&#8221;</p>
<p align="justify">24 novembre ’07</p>
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		<title>Si apre l&#8217;anno seghersiano 2007-2008: nuove pubblicazioni, viaggi e convegni!</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2007 09:25:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Eventi, convegni, aggiornamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì 19 novembre ’07, nell’anniversario della nascita (1900) di Anna Seghers si apre l’ “anno seghersiano”, che si protrarrà sino al novembre 2008 e avrà il suo momento più importante a Berlino domenica 1° giugno 2008, 25° anniversario della sua scomparsa (1983).
Il Centro Studi Anna Seghers (www.annaseghers.it), è impegnato, come sempre, in più direzioni.
Stiamo infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify">Lunedì 19 novembre ’07, nell’anniversario della nascita (1900) di Anna Seghers si apre l’ “anno seghersiano”, che si protrarrà sino al novembre 2008 e avrà il suo momento più importante a Berlino domenica 1° giugno 2008, 25° anniversario della sua scomparsa (1983).<br />
Il Centro Studi Anna Seghers (www.annaseghers.it), è impegnato, come sempre, in più direzioni.<br />
Stiamo infatti preparando la prima edizione italiana del resoconto del viaggio in Cina realizzato dalla scrittrice nel 1951, nel solco dei suoi studi sinologici e del suo impegno nel movimento mondiale per la pace.</p>
<p align="justify"><span id="more-22"></span> È stato appena editato: “Anna Seghers e l’uguaglianza” riflessione sul tema della giustizia e del rispetto tra tutti i popoli, nato da una riflessione sul libro “Il ristabilimento della schiavitù in Guadalupa” condotta dal nostro direttore Davide Rossi, il quale sta portando a termine anche un pubblicazione dal titolo: “L’Ungheria tra poesia e rivoluzione”, percorso storico attraverso i versi, da Petofi a Jòzsef, passando per Ady, temi cari all’autrice, sposa di un giovane rivoluzionario della Repubblica magiara dei Consigli: Laszlo Radvànyi.<br />
Quindi, sempre volonterosi nel promuovere nuove energie, nuove e giovanissime voci, il centro curerà la prima edizione delle raccolte poetiche di due studenti esordienti: la milanese Matilde Scotti e lo svizzero Mario Metzler.<br />
Tutte le pubblicazioni sono curate e prodotte dal Centro Studi in collaborazione con Alea edizioni.<br />
In vista del 1° giugno si sta organizzando e definendo il programma per un viaggio che permetta agli aderenti del Centro Studi, come pure a studenti, docenti e cittadini che possano essere interessati, di conoscere i luoghi storici più significativi della città di Berlino e partecipare alla commemorazione ufficiale promossa dalla locale Fondazione Seghers.<br />
È in fase di studio infine un convegno internazionale, che si svolgerà in primavera, probabilmente in due sessioni, una nel Ticino svizzero ed una a Trieste. Il convegno intende valorizzare la conoscenza e la lettura di Anna Seghers, la cui opera, dai più celebri romanzi come “Transito”, “La settima croce”, “I morti restano giovani”, ai tanti racconti, rappresenta uno dei più significativi e stimolanti patrimoni della letteratura europea del Novecento.</p>
<p>Il vice direttore del Centro Studi:<br />
Emilio Sabatino</p>
<p align="right">Milano, 14 novembre ’07</p>
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